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The Devil Rides Out

By Tiziano Mercuri
Tiziano Mercuri
Visite: 533

the devil rides.out

  • Titolo: The Devil Rides Out
  • Regia:  Terence Fisher
  • Paese e anno di produzione: Gran Bretagna, 1968
  • Durata: 96 minuti

Il 1968 è un anno di forti cambiamenti socio-culturali e artistici, ovviamente quest'ondata di movimento e rivoluzione colpisce anche il cinema e il genere horror.
Film capolavori come La Notte dei Morti Viventi del maestro Romero e Rosemary's Baby di Polanski portano una nuova ondata nel genere, il mostro non è più il vampiro, il mostro o la creatura ma la società, l'horror si fa specchio di quest'ultima prendendo una dimensione più sociale e “a misura d'uomo”.
La storica casa di produzione britannica Hammer nota per i classici film gotici, visti i cambiamenti in atto e le nuove tendenze, cerca di intercettare il filone esoterico e delle sette che negli anni '60 stava sempre più prendendo piede e nello stesso anno dell'uscita del film sulle sette per antonomasia, Rosemary's Baby, produce The Devil Ride Out, horror esoterico che mescola anche i toni gotici tipici dei film della casa di produzione.
A dirigere il film c'è il maestro Terence Fisher, punta di diamante dei gotici Hammer, che tramite la sua messa in scena formale ed elegante, con una forte e precisa cura per la costruzione delle inquadrature da alla luce un film con guizzi notevoli che trova la sua sinergia tra la classicità del gotico ed i lampi dei momenti esoterici con idee stravaganti e a modo loro affascinanti.

I giovani Simon e Tanith, ragazza, sono in procinto di unirsi alla setta satanica guidata da Mocata ma l'amico di famiglia di Simon e noto conoscitore dell'esoterismo Duca di Richelieu vuole impedire che i due giovani cadano nelle grinfie di Mocata e dunque del satanismo.
Richleau insieme all'amico Rex e successivamente ai coniugi Eaton cercheranno di fermare i tentativi di Mocata impregnati di magia nera e spiritismi di avere i due giovani.

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Edge of Sanity

By Tiziano Mercuri
Tiziano Mercuri
Visite: 666

edge of sanity

  • Titolo: Edge of Sanity
  • Regia: Gérard Kikoïne
  • Paese e anno di produzione: Stati Uniti, 1989
  • Durata: 91 minuti

Atmosfere new wave, post punk e goth, repressione sessuale e trauma infantile, tutto questo è messo in scena nel film Edge of Sanity di Gérard Kikoïne, trasposizione del celebre racconto gotico Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson, dove, come soprascritto, al gotico classico si aggiungono immaginari post punk e dark-goth, con immagini sia fascinose che schizzate per un film carico di follia.

Il dottor  Henry Jekyll studia per portare alla luce un nuovo e molto efficiente anestetico che però entrando accidentalmente in contatto con un altro prodotto del dottore diventa effettivamente una droga che farà emergere l'identità di mr. Hyde cioè gli istinti primitivi e repressi di Jekyll che si recherà di notte nelle strade di Londra in cerca di prostitute per vivere forti emozioni fino a uccidere le malcapitate tagliano loro la gola.

Nel prologo del film il giovanissimo Henry, ancora bambino, si eccita mentre guarda una dona, non è specificato se sia la madre o no, dapprima spogliarsi mostrando anche il seno e successivamente fare sesso con il padre di Henry. L'atmosfera è malsana e suggestiva, c'è il temporale, i fasci di luce blu illuminano lo scenario creando un bell'impatto visivo.
Il padre di Henry quando scopre che il figlio stava osservando la scena lo sveste per punirlo, Henry è capovolto e appeso, quindi anche l'inquadratura risulta capovolta con il volto della donna insanguinato mentre ride istericamente.
Di fatto il punto di vista di Henry, il futuro dottor Jekyll, capovolto anticipa l'alterazione dei suoi sensi, istinti e la venuta al mondo di mr. Hyde, infatti le sequenze nel film che avranno Hyde come protagonista saranno, per lo più, sghembe, in quando le inquadrature saranno sbilenche visto che il punto macchina è inclinato.
Tutta la sequenza iniziale è ben gestita, visivamente accattivante e mostra da subito lo stile più selvaggio, feroce e in un certo senso artistico del film.

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Siska Kubur

By Tiziano Mercuri
Tiziano Mercuri
Visite: 796

siska kubur

  • Titolo: Siska Kubur
  • Titolo internazionale: Grave Torture
  • Regia: Joko Anwar
  • Paese e anno di produzione: Indonesia, 2024
  • Durata: 117 minuti

Joko Anwar è la punta di diamante della nuova ondata horror del cinema indonesiano, il regista ha già diretto i due Satan's Slave e il ancor più intrigante Impetigore.
Siksa Kubur, Grave Torture come titolo internazionale, è l'ultimo film del regista che tratta tematiche religiose, il fondamentalismo e le paure, il panico che la religione stessa può infondere sulla popolazione.

Sati è la protagonista del film, la ragazza nell'incipit del film vede morire i propri genitori proprio a causa di un estremista religioso che facendosi saltare per aria coinvolge la madre e il padre nell'esplosione. Insieme al fratello Adil, Sati vorrà dimostrare la falsità della religione, il passo dove nel Corano si dice che il corpo e l'anima delle persone non meritevoli, malvagie saranno torturare, dunque la ricerca di una persona con tali requisiti e il filmarsi all'interno della tomba per cercare di sfatare tale mito. Ovviamente il film riserverà altro alla protagonista.

E' da evidenziare come Anwar mostra la famiglia, Sati e Adil insieme ai genitori lavorare nel panificio familiare che si ritrova in concorrenza con il franchise davanti a loro, la catena può permettersi di fare degli sconti per attirare la clientela mentre il panificio di famiglia no, ponendo dunque uno differenza sociale.
Il prologo del film risulta ben girato, con piano-sequenza e movimenti di macchina che sanno creare tensione e mostrando il di fuori solo tramite le finestre del panificio viene data una sensazione di mistero, come se al di fuori ci sia davvero un pericolo, così la sequenza dove l'estremista entra nel panificio assume la giusta carica, specialmente quando successivamente i genitori usciranno dal proprio panificio con la macchina da presa che non li segue andare in esterno ma il tutto viene inquadrato dall'interno mostrando l'esplosione dalla vetrata.
Nell'incipit vengono anche delineati i caratteri di Sati, più intraprendente e Adil più timido e titubante.

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Sveto Mesto - A Holy Place

By Tiziano Mercuri
Tiziano Mercuri
Visite: 1174

A Holy Place

  • Titolo: Sveto Mesto
  • Titolo internazionale: A Holy Place
  • Regia:  Đorđe Kadijević
  • Paese e anno di produzione: Jugoslavia, 1990
  • Durata: 90 minuti

Diretto da  Đorđe Kadijević, regista del fascinoso film vampiresco Lepritica, Sveto Mesto è un horror basato sulla racconto di Nikolai Gogol dal quale nel 1967 i registi Konstantin Eršov, Gueorgui Kropatchev aveva già diretto una trasposizione intitolata Vij, bellissimo horror prodotto durante il periodo sovietico.
Da precisare che Sveto Mesto non è un remake di Vij, è un film tratto dallo stesso racconto e ambientato in Yugoslavia, per la precisione nell'attuale Serbia.

Il protagonista è il prete Toma che si presta però a diversi vizi, è studioso di teologia ma non è per nulla uno studente modello ne un prete integerrimo.
Misteriosamente riceve richiesta dalla ricca famiglia Zupanski di adempiere alle preghiere, in presenza, per la scomparsa di una giovane donna, Katarina, che scoprirà essere la ragazza con cui ha avuto rapporti carnali durante uno notte tenebrosa e stregata e che le è morta tra la braccia.
Toma dovrà passare tre notti da solo dentro la chiesa con il cadavere di Katarina, durante queste notti accadranno eventi al di fuori del normale.

Il film è pregno di atmosfera, la messa in scena e la fotografia sono cupe e oscure e la regia di Kadijević riesce a costruire immagini suggestivi donando forza visiva anche all'ambientazione.
Il formato scelto per Sveto Mesto è il 4:3, questo oltra a donare una certa forma classica al film, racchiude la narrazione e le inquadrature dando quindi una sensazione mistica alla storia. Ciò è enfatizzato nelle scene all'interno della chiesa, di notte, dove Toma è di solo in preda al panico al cospetto del cadavere di Katarina che però si anima aumentando, ancor maggiormente, il terrore che prova il prete.

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Cuckoo

By Tiziano Mercuri
Tiziano Mercuri
Visite: 450

cuckoo

  • Titolo: Cuckoo
  • Regista: Tilman Singer
  • Paese e anno di produzione: Stati Uniti e Germania, 2024
  • Durata: 103 minuti

Seconda opera, dopo l'horror Luz, per il regista Tilman Singer che dirige un film, ancora un horror, che si presta a diverse chiavi di lettura, quali la libertà di riproduzione, le scelte sulla maternità tramite una narrazione incentrata sul mistero, con una struttura volutamente nebbiosa che parla anche di solitudine, integrazione, relazionarsi tra le difficoltà familiari dove è presente l'aspetto horror la creatura, l'elemento “mostruoso” del cuckoo che risulta anche essere una metafora.

La protagonista Gretchen si dirige, insieme alla famiglia composta dal padre Luis, dalla compagna di quest'ultimo Beth e ad Alma, la piccola sorellastra di Gretchen nel resort Alpschatten sulle Alpi bavaresi gestito da Herr Konig, in affari con Luis per la costruzione di un nuovo Hotel.
Gretchen non si ambienterà bene e inizierà a essere vittima di strane situazioni, eventi e agguati, la realtà non è come sembra, il resort nasconde altro così come la creatura che compie gli attacchi, il perchè di questi e tutto ciò che si cela dietro la struttura e il personaggio di Konig.

L'attrice Hunter Schafer interpreta molto bene il personaggio di Gretchen che risulta essere una ragazza in preda alla solitudine in quanto ha perso la madre cui era molto legata, ha dovuto lasciare gli Stati Uniti e la sua band musicale per seguire in viaggio la famiglia che però sia Luis che Beth hanno occhi solo per Alma.

La regia di Singer lavora molto nel dare il concetto di distanza tra Gretchen e gli altri membri della famiglia, la protagonista non viaggia nella stessa auto e anche fisicamente, proprio per come sono inquadrati i soggetti in scena c'è sempre distanza tra Gretchen e gli altri personaggi.

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The Crow - Il Corvo

By Tiziano Mercuri
Tiziano Mercuri
Visite: 399


The Crow

  • Titolo: The Crow
  • Regia: Rupert Sanders
  • Paese e anno di distribuzione: Stati Uniti, 2024
  • Durata: 111 minuti

Reboot del film del '94, il nuovo The Crow, Il Corvo titolo in italiano è diretto da Rupert Sanders, già regista del ramake di Ghost in the Shell e di Biancaneve e il Cacciatore con risultati abbastanza piatti, per non dire proprio scadenti, infatti anche in questo reboot il regista  non riesce a dare ne un'idea ne un'identità chiara, precisa al film ma neanche al protagonista Eric che risulta essere un Corvo troppo generico senza la giusta forza e caratura.

Paragonare il film di Sanders al meraviglioso film di Proyas, regista de Il Corvo del '94, sarebbe alquanto ingeneroso e purtroppo questa nuova trasposizione fallisce anche come film in se, senza per forza confrontarlo con il capostipite.

La regia di Sanders non ha personalità, il film si distacca delle atmosfere dark e gotiche del film originale ma non riesce ad infondere non solo nulla di nuovo ma neanche una qualsivoglia atmosfera.
Il nuovo Eric ha un look da trapper, scelta che può far storcere il naso ma se almeno fosse stata contestualizzata in ottica moderna potrebbe aver avuto anche il suo, forse seppur minimo, senso, però il film non ha neanche il coraggio di andare fino in fondo con questa scelta.
Quindi andrebbe anche bene distaccarsi dall'originale se però si avesse un'idea e si creasse qualcosa di nuovo, cosa che non accade. Questo perché la messa in scena non ha espressività, non risulta ne dark, ne barocca ma neanche pop, è standard e piatta, così come la scrittura del film.
Futili sono infatti i tentativi di inserire musiche dark e gotiche, per rifarsi al film originale, come Disorder dei Joy Division che risultano alquanto fuori luogo dato che Eric non ha il look adatto e anche l'ambientazione non è oscura ma purtroppo è semplicemente generica e senza espressività.

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