The Crow: City of Angels


The Crow City of Angels

  • Titolo: The Crow City of Angels
  • Regia: Time Pope
  • Paese e anno di produzione: Stati Uniti, 1996
  • Durata: 84 minuti

The Crow: City of Angels, il Corvo 2 titolo italiano, è il sequel diretto dell'iconico film Il Corvo di Alex Proyas, questa volta alla regia c'è Tim Pope, proveniente dal mondo dei videoclip e noto per aver diretto video-musicali per artisti come David Bowie e i The Cure, che riesce a mettere un suo stile, la sua personalità nel lato visivo del film.
Infatti pur mantenendo i toni cupi del precedente film di Proyas, Pope fa ampio utilizzo delle sfumature di giallo che infonde un'aria decadente, quasi di muffa al film e all'ambientazione; come sono anche notevoli i tocchi cromatici con i tagli di luce verde e viola a donare un'atmosfera gotica.

La sceneggiatura è affidata a David Goyer che riprende degli aspetti del precedente capitolo per farne perno in questo film, è interessante come viene approfondita la sinergia e il collegamento tra Sarah e il corvo, l'animale cerca la ragazza dunque è stata accettata, scelta per aiutare l'anima che torna in vita per una notte per fare giustizia di ciò che le è accaduto.
Altro aspetto che lo sceneggiatore riprende e “amplifica” nel film è il concetto del rubare i poteri al corvo, nel film di Proyas la strega accennava che questo fosse possibile e in questo sequel ciò accade, anche in questo caso è presente una simil strega, Sybil che spiega al villain Judah come poter ottenere i poteri. Il canovaccio del film è piuttosto simile a quello del predecessore, anche questa volta un uomo torna dall'aldilà per fare giustizia del tremendo torto subito, il personaggio di Judah gestisce la criminalità della città e ha degli scagnozzi che Ashe, il nuovo corvo vuole uccidere perché a loro volta, i sicari, avevano ucciso sia lui, Ashe, che il figlio Danny.

Curve, uno dei tirapiedi di Judah, è interpretato da Iggy Pop che buca lo schermo, ha carisma, ha grande impatto e presenza scenica e le sequenze dove è presente funzionano bene.
Gli altri importanti personaggi in scena potrebbero soffrire un po' di avere le stesse funzioni del glorioso precedente film senza averne la stessa forza e caratura.
Il corvo di Ashe di per se non è male, ma di certo non ha la stessa forza di quello di Eric e più o meno segue lo stesso percorso, senza dunque riuscire a diversificarsi troppo.
Stessa cosa si potrebbe dire del villain Judah, che si ha un look diverso, più tendente alla mitologia egizia che dona il suo fascino mistico, ma a conti fatti non è così dissimile da Top Dollar, il villain de Il Corvo di Proyas, dunque la sceneggiatura di Goyer, nel trattare i personaggi poteva mostrare un po' di coraggio in più, anche se contestualizzato tutto a se, per l'interezza del film, i personaggi fanno anche la loro parte.

Come già accennato, il personaggio di Sarah risulta quello con maggiore fascino grazie al collegamento con il corvo. Restando sulla scrittura, il film gioca sull'aspetto alto e basso, discesa e ascesa, Eric Draven moriva scaraventato dalla finestra del palazzo, Ashe e il figlio Danny muoiono cadendo in acqua e quando il protagonista prende i poteri del corvo, riemerge dalle acque come fosse una resurrezione, un battesimo.
Nel finale Ashe deve scalare la torre per arrivare a Judah che tiene in ostaggio Sarah, sempre inerente al concetto di ascesa, ma il villain riuscendo a prendere i poteri del corvo farà cadere Ashe, altra discesa, portando lo scontro finale tra Ashe e Judah con Sarah presente, in strada, durante la festa dei morti messicana, festa dunque popolare, quindi con una concezione “dal basso” sia a livello di ambientazione perché si scende dalla torre per arrivare a terra ma anche per l'etimologia stessa della festa che è del popolo e non elitaria.
Il finale è un po' frettoloso, Sybil aiuta Sarah a fuggire ma sul personaggio della veggente manca un po' un arco narrativo che la porta a compiere tale gesto e anche per quanto riguarda Ashe ci sono dei concetti che potevano essere meglio gestiti.
Per differenziarlo un po' da Eric, Ashe durante il film dice di voler rimanere con i poteri anche oltre la notte, quasi ringrazia Curve per la sua dannazione per i poteri ottenuti, dunque intraprende quasi una parabola oscura che però il film non esplora. Dunque quando si arriva al finale manca un po' di approfondimento riguardo tale aspetto.
E' vero che Ashe, durante la caduta, sembra quasi arrendersi ma avendo la visione del figlio Danny riprende la speranza dunque ciò potrebbe simboleggiare la fine anche dei suoi pensieri più oscuri che lo stavano allontanando dalla vera essenza del corvo, dalla giustizia, dal dolore.
Eric sconfiggeva Top Dollar da uomo, senza più i poteri, con il viso senza il make up tolto dalla pioggia, anche nel sequel il concetto è simile, Ashe sconfigge Judah, nonostante quest'ultimo abbia i poteri del corvo, tramite il suo enorme dolore, senza i poteri dell'immortalità.

L'attacco dei corvi nel finale hanno una resa visiva ormai un po' datata e come soprascritto il finale risulta un po' frettoloso anche per come Ashe non affronta totalmente i suoi pensieri più cupi.

Se dunque la scrittura mostra aspetti interessanti, come il nesso tra Sarah e il corvo, un ampliamento della mitologia dei poteri del corvo spesso non riesce ad avere la forza per discostarsi dal film capostipite e quando ci prova, Ashe che sembra voler tenere i poteri, non affronta fino in fondo certe tematiche.
E' però il lato visivo di Tim Pope che riesce a rendere fascinoso il film. Atmosfere decadenti, cupe e gotiche, il regista riesce a far vivere, a dare espressività, alla città, alle sue strade tra i fumi e la delinquenza, immortalando scene tramite una costruzione delle inquadrature suggestive.

Anche gli interni sono gestiti con cura e non mancano sequenze di alto impatto visivo.
Il piano sequenza dove Curve entra nel club, il primo omicidio di Ashe, sempre all'interno del club, così come sono ottime le sequenze dove Ashe torna a prendere il cadavere del figlio Danny e successivamente lo seppellisce, c'è grande atmosfera, con un gusto dell'immagine notevole da parte di Tim Pope.
In generale è proprio la messa in scena a funzionare, la fotografia, il taglio delle inquadrature e delle luci, il viola che va a illuminare il corvo ad esempio o anche l'ottima scena dove Ashe in moto si avvicina a Curve tra i chiaro-scuro, il giallo che si fonde con il nero insieme alle luce al neon blu all'interno della galleria.
Tim Pope fonde bene il gotico, il colore all'oscurità, donando toni suggestivi che richiamano anche una certa forza espressiva da fumetto. Il film risulta essere anche ricco di simbolismo.
City of Angels nonostante la città sia in mano alla criminalità, come chiarito dal finale gli angeli sono i corvi stessi che pongono le anime strappate dalla propria vita ingiustamente di renderne giustizia senza cadere in messaggi più reazionari. Questo perché la chiave di fondo non è la mera vendetta fine a se stessa ma è il dolore, sia Eric che Ashe hanno Sarah come collegamento umano, che probabilmente li rendono ancorati proprio ad un concetto di umanità, di compassione che li salva dall'essere dei meri mostri volti solo alla vendetta e al potere, tant'è che vincono da umani senza più i poteri del corvo.

Lo scarabeo che consultano Sybil e Judah, un certo fascino l'antico Egitto è presente nel film e anche la presenza del gatto di Sarah, Gabriel, fa chiaramente eco con l'arcangelo Gabriele biblico, probabilmente l'angelo messaggero per eccellenza.
Così come Sarah ha tatuate sulla schiena le ali del corvo, l'animale, il suo simbolismo è onnipresente nel film e porta il suo marchio anche dopo ogni vittima.
D'altronde, nell'ebraico il termino angelo si traduce con Malachim che rappresenta proprio il messaggero, come lo è il corvo.

In conclusione, City of Angels è un film che riprende molto, forse troppo, da Il Corvo di Proyas ma tramite alcuni spunti, il personaggio di Sarah, la straordinaria presenza di Iggy Pop e la regia di Tim Pope con le sue fascinose immagini, l'atmosfera e sequenze che funzionano riesce a risultare godibile, apprezzabile e con il suo da dire, adatto per chi ha amato il precedente film.

  • VOTO: 7
REVIEWER