
Questa recensione non sarà molto lunga.
Riassumendo si potrebbe dire semplicemente: guardate The Wicker Man del 1973, regia di Robin Hardy, e lasciate perdere questo Midsommar che ne è solo una brutta copia, per quanto patinata.
The Wicker Man è un capolavoro pagano-orrorifico considerato pellicola di culto con uno dei finali più spaventosi di tutto il cinema tutto (andate pure a controllate i riconoscimenti che ha avuto in 46 anni).
Invece Midsommar - Il villaggio dei dannati (come al solito il titolo italiano non viene in aiuto, anzi richiama un’omonimo del 1960) è lo stesso film, solo con maggior budget e con l’aggiunta di quattro giovani americani stupidi all’inverosimile. E sono proprio loro ad affossare la pellicola in questione.
Forse il punto debole di questa opera è proprio la sua scena più riuscita, ovvero i primi 10 minuti in cui si scopre una tragedia di grandi dimensioni ma a piccole dosi. Non posso svelarvi di più per non spoilerare, ma qui Ari Aster - regista newyorkese alle prese col suo secondo lungometraggio - riesce a far salire l’asticella della tensione magistralmente usando tutti gli elementi della non-comunicazione moderna (cellulari e social network). Purtroppo questo apice iniziale non si ripeterà più e anzi il film tende per tutte le restanti 2 ore a rincorrere senza riuscirci lo stesso intimo terrore.

Titolo: Suspiria
Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2018
Prima di vedere questa pellicola bisogna assolutamente mettersi in tale ottica: NON è un remake, MA un vero e proprio film a sé stante da Suspiria di Dario Argento del 1977.
Le uniche cose realmente in comune sono il titolo e i nomi di alcuni personaggi.
Il film riprende come ovvio parte della trama di Suspiria ‘77 (a sua volta ispirata dallo scritto di Thomas De Quincey, Suspiria de Profundis) e infatti nei titoli di testa compaiono i nomi degli sceneggiatori originali (Dario Argento e Daria Nicolodi, anche se in questo caso la sceneggiatura è stata affidata a David Kajganich), ma a parte ciò la storia si muove su altri binari e ha un finale a sorpresa oltre che una lettura a molti più livelli.
Dario Argento diplomaticamente ha più volte ribadito il suo distacco da questa nuova versione, definendola meno feroce del suo film, ma ammettendo che Guadagnino lavora con una certa grazia e aveva tutto il diritto di provarci. Da parte sua, il film di Luca Guadagnino è di certo un omaggio al lavoro di Dario Argento, nato nella mente del regista siciliano sin da quando vide Suspiria da piccolo e ne rimase terrorizzato. Tutto nasce infatti dal suo forte desiderio di fare un film che ricreasse la stessa tensione. E la tensione è costante in questa pellicola, tensione nervosa ma anche sensuale, quasi animale.

Lo studente di Praga (1913, regia di Stellan Rye)
Lo studente di Praga è un film catartico.
Non lo si guarda tanto per il lato estetico (il cinema era ancora un neonato muto a inizio Novecento e i mezzi molto limitati, per quanto l’inventiva non mancasse), ma per ciò che può insegnare, all'esperienza che rappresenta ancora dopo più di un secolo.
La storia è relativamente semplice, un archetipo:
Balduin, giovane di belle speranze ma senza un soldo, si innamora di una ricca contessa e disperato non sa come farsi notare da lei. Gli viene incontro il dottor Scapinelli (nome già in italiano nella versione originale), un losco figuro che gli propone un patto: la sua immagine riflessa nello specchio venduta con regolare contratto firmato in cambio di 100000 monete d’oro. La vita spirituale in cambio di quella materiale.

Hellraiser - Non ci sono limiti (1987, regia di Clive Barker)
Hellraiser non è solo un film dell’orrore, ma un’interessante risposta (o dilemma) su come condurre la propria vita.
Alla base della storia c’è la teoria che la morte non sia la fine di tutto quanto piuttosto una quarta dimensione ove regnano creature che vivono di dolore e piacere fusi insieme attraverso il supplizio della carne. Quindi attenzione a quello che fate! Meglio essere asceti e curare lo spirito nella speranza di non finire all’inferno o perseverare nei piaceri terreni in modo da essere meglio preparati alle profondità di perversione che ci potrebbero attendere dopo aver chiuso gli occhi su questo mondo un’ultima volta?
Ispirato dai fetish club che frequentava e alla sua esperienza teatrale e di vignettista pare anche per riviste sadomaso (il romanzo del 1986 da cui è tratto ha il titolo di The hellbound heart - in Italia: Schiavi dell’inferno -, ma in origine si chiamava Sadomasochist from beyond the grave), Clive Barker ci dona una visione personalissima di dove il desiderio possa condurre.
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