Come in recenti film horror quali Moloch e La Abuela, anche in Mind Body Spirit il personaggio anziano, Verasha, il suo spirito risulta essere il villain del film che vuole tornare a vivere tramite la nipote Anya controllandone il corpo.
Il conflitto è anche culturale in quanto la protagonista, trovando il libro della nonna, vuole approfondire di più le radici della cultura slava che invece la madre Lenka, sembra aver abbandonato e non fatto conoscere alla figlia Anya.
Questo fatto si può leggere come una mancata integrazione da parte di Verasha nella società, nella cultura occidentale, nel proseguo del film quando Anya sarà sempre più assoggettata dalla nonna avrà uno scambio accesso con Kenzi, collega influencer, che ha molto più successo, riguardo proprio la cultura slava.
Il personaggio di Kenzi è funzionale per ciò che i registi vogliono narrare, infatti con toni volutamente ironici si nota come la ragazza si sistema il senso per aumentare le visualizzazioni ponendo perciò una critica o comunque uno sguardo a ciò che lo spettatore desidera e al mercato dei social.
La scelta dell'ambientazione non è casuale, la California è per antonomasia lo stato delle start up e lo stato ritenuto più liberal degli Stati Uniti, andando a leggere oltre ciò che mostra il film si potrebbe ipotizzare come Verasha sia rimasta isolata, riluttante al conformarsi agli usi occidentali come infatti si evince dall'acceso dialogo tra Anya e Kenzi.
Il film pone anche una critica, in modo ironico, all'algoritmo dei social in quanto all'interno della narrazione sono inserite delle pubblicità inerenti a ciò che lo spettatore vede, essendo un found footage tutto ciò che si guarda è il girato di Anya, dunque spesso le sessioni di yoga spezzate per l'appunto da pubblicità tra cui uno spot della collega influencer Kenzi.
Sulla tematica del controllo, se è vero che ciò che lo spettatore guarda è il girato di Anya, i registi Henes e Merenda muovono spesso la macchina da presa, mentre la protagonista pensa sia tutto a camera fissa come lei l'ha impostata, sia per alimentare la tensione sia per mostrare come il controllo, ciò che si va a guardare non è scelto da Anya ma da Verasha.
Per quanto riguarda la componente horror, il duo alla regia gioca con l'aspettativa dello spettatore disattendendole volontariamente, tiene spesso la macchina da presa statica facendo pensare che prima o poi accadrà qualcosa di sovrannaturale mentre si continua a guardare le azioni di Anya riuscendo con questa dinamica a cattura l'attenzione.
Come già scritto quando si opta per muovere la macchina da presa è un segnale che il paranormale, la presenza di Verasha c'è e insieme alle scene prolungate senza tagli si riesce a creare atmosfera questo anche perchè il taglio delle inquadrature è spesso estraniante e ansiogeno per a protagonista.
In alcune circostanze il film ricorda Hereditary per come sono posizionati i personaggi in scena, quando la presenza, la sagoma non definita di Verasha appare in lontananza nell'inquadratura c'è la giusta tensione così come sono funzionanti le scene prolungate dove si nota il riflesso della nonna sul parquet o magari si apre una porta a scaturire il meccanismo della presenza del paranormale e dell'aspettativa dello spettatore che si attende un'azione movimentata.
All'interno del film ci sono sequenze riuscitissime da evidenziare, la rotazione di macchina prolungata durante una sessione di yoga dove appare e scompare la sagoma scura di Verasha con l'angolo della stanza illuminata di rosso è altamente suggestiva e funzionale così come la sequenza dove sono presenti più raffigurazioni di Anya di notte, sequenza gestita tra l'inquietante e l'ironico che simboleggia il disfacimento della personalità della ragazza che è sempre più in controllo della nonna Verasha.
Essendo un film d'esordio ci sono chiaramente dei difetti, la presenza oscura di Verasha è un po' sovraesposta, dove all'inizio inquieta si rischia di familiarizzare con la sua figura, la gestione dei tempi in alcuni momenti poteva essere meglio gestita, dare enfasi a più momenti, come la scena esoterica dove Anya effettua una sorta di rituale, alcune scene poteva essere più prolungate per aumentare la tensione e in rapporto anche al sopracitato gioco delle aspettative; ad esempio c'è una sequenza di ottima fattura tecnica dove la macchina da presa dapprima si alza inquadrando Anya dormiente dall'alto verso il basso, la macchina da presa si muove portando lo spettatore attraverso le stanze della casa, c'è tensione, c'è atmosfera ma il tutto risulta un po' troppo veloce.
Da annotare che il film non punta, non abusa dei jump scares.
Henes e Merenda dimostrano comunque di avere idee, fotografia e messa in scena sono ben gestite dove le inquadrature con la presenza di porte e finestre richiamano un qualcosa, una presenza che deve entrare, suggerendo l'ingresso dello spirito di Verasha; al netto dei difetti sopracitati, di una gestione che a tratti potrebbe sembrare un cortometraggio un po' allungato, il film ha sequenze riuscite che donano atmosfera, tensione e in più nella critica all'algoritmo, lo sguardo ai social , il conflitto generazionale e culturale, c'è sia una componente inquietante che ironica che rende questo esordio comunque interessante con il duo dei registi da tenere d'occhio per i progetti futuri.
- Voto: 6,5

