Mentre il resto della scena londinese della prima ondata gothic cercava solennità, un certo decadentismo aristocratico e un'estetica funerea quasi sacrale, Nik Fiend e Mrs Fiend sceglievano la strada opposta e più scomoda: quella del direttore di pista con il volto dipinto di bianco e nero, quella del ghigno sotto la maschera, del terrore che fa ridere e del ridicolo che fa paura. Il loro circo gotico non aveva leoni né trapezisti, ma sintetizzatori analogici, chitarre trattate come lame arrugginite e un senso dello spettacolo debitore tanto ai fumetti horror americani quanto alla tradizione del music hall inglese più stralunato. A distanza di quarant'anni, quel tendone è ancora in piedi, e chiunque vi sia entrato anche solo una volta porta addosso il trucco sbavato e l'eco di quella musica per il resto della vita.
Le origini: l'accampamento del circo al Batcave
Nik Fiend, all'anagrafe Nicholas Wade, e la compagna Chris Beat, in arte Mrs Fiend, montano per la prima volta il loro carrozzone artistico nel crogiolo londinese del 1982, quello del leggendario club Batcave di Meltdown Street, la fucina dove Specimen, Sex Gang Children e i primi Bauhaus tracciavano la mappa di un genere che ancora non aveva un nome definito. Ma se quei gruppi guardavano al glam decadente e al teatro espressionista tedesco, montando le loro tende accanto a quelle di un teatro dell'assurdo mitteleuropeo, gli Alien Sex Fiend piantavano il proprio baraccone un po' più in là, verso i fumetti horror americani degli anni Cinquanta, i B-movie di serie Z, i luna park dismessi e la fantascienza pulp.
Nik, con il volto perennemente coperto da un trucco bianco e nero che lo rendeva una via di mezzo tra uno sciamano tribale e un pagliaccio impazzito scappato dal suo baraccone, e Mrs Fiend dietro le tastiere a costruire paesaggi sonori sghembi e ipnotici come un organetto da giostra rotto, capiscono da subito che il loro non sarebbe stato un gruppo rock convenzionale, ma qualcosa di più simile a uno spettacolo ambulante. Il nome stesso, rubato a un film di fantascienza di serie B del 1954, la dice lunga sulla filosofia dietro al progetto: prendere l'immaginario più trash e kitsch della cultura pop e trasformarlo nel numero di apertura di un circo che nessuno aveva mai visto prima.

Who's Been Sleeping in My Brain?: il primo numero sotto il tendone
Il debutto discografico, pubblicato nel 1983 per la Anagram, è l'alzata di sipario di questo circo appena accampato, un manifesto programmatico che detta immediatamente le coordinate del loro universo sonoro. Non c'è nulla, in quel disco, che assomigli al gothic rock elegante e cerimonioso che si stava affermando altrove: qui la batteria è quasi sempre elettronica e martellante come il tamburo di un domatore, le chitarre sono trattate fino a diventare lame arrugginite, e la voce di Nik oscilla tra il ringhio, il sussurro e l'urlo isterico, come un imbonitore da fiera che vende biglietti per l'orrore. Brani come "Ignore the Machine" (che darà il titolo al lavoro successivo) o "R.I.P." mostrano già la cifra stilistica del gruppo: ritmiche ipnotiche e ossessive, tastiere che sembrano uscite da una giostra stregata rimasta accesa dopo la chiusura del parco, e un senso dell'umorismo macabro che nessun altro, nella scena coeva, aveva il coraggio di portare fino in fondo.

Ignore the Machine e Acid Bath: due spettacoli nella stessa stagione
Il 1984 è un anno di produzione febbrile per la coppia londinese, che monta e smonta il proprio tendone due volte a distanza di pochi mesi, segno di una creatività che sembra non conoscere pause. Ignore the Machine affina la formula del debutto, spingendo ulteriormente sull'elettronica e su un approccio quasi da colonna sonora immaginaria per un film dell'orrore mai girato, proiettato solo dentro il loro baraccone. È qui che gli Alien Sex Fiend iniziano a farsi notare oltre i confini della scena underground britannica, grazie anche a un'attività live spettacolare e fisicamente estenuante, con Nik che si dimena sul palco come un fantoccio da luna park mosso da un meccanismo impazzito.
Acid Bath, uscito lo stesso anno, alza ulteriormente la posta psichedelica, come se il circo avesse deciso di aggiungere alla sua tenda anche un numero di illusionismo lisergico: il titolo non è casuale, perché il disco affonda le radici in un acid rock deformato e distorto, dove echi lontani dei Doors o dei primi Pink Floyd vengono riletti attraverso lo specchio deformante di un baraccone degli orrori. È il disco in cui la componente "space" del loro immaginario, quella fantascienza pulp anni Cinquanta che dà il nome alla band, trova la sua massima espressione sonora, con synth che sembrano segnali radio provenienti da un pianeta alieno approdato ai margini della fiera.

Maximum Security: il numero di punta
Con Maximum Security, pubblicato nel 1985, il circo raggiunge probabilmente il suo apice compositivo e commerciale, il momento in cui il numero di punta sotto il tendone principale attira finalmente anche il pubblico che di solito passeggia distratto tra le altre bancarelle della fiera dark. Il disco è più curato in produzione, senza perdere nulla della carica visionaria che contraddistingue il gruppo, e contiene quello che diventerà uno dei loro brani più iconici e duraturi, "E.S.T. (Trip to the Moon)", capace di conquistare un pubblico più ampio rispetto al circuito prettamente gothic e deathrock. È il momento in cui gli Alien Sex Fiend dimostrano di poter essere accessibili senza tradire la propria natura sghemba: la title track e brani come "Now I'm Feeling Zombified" mostrano una scrittura più solida, quasi da singolo, incastonata dentro l'estetica sempre riconoscibile del loro baraccone itinerante.
Liquid Head e la fondazione di Ecstasy Records: un circo tutto loro
Nel 1986 arriva Liquid Head, e con esso una svolta produttiva importante: stanchi delle dinamiche con le etichette tradizionali, che di fatto affittavano loro il tendone, Nik e Mrs Fiend decidono di comprarselo, fondando la propria label, la Ecstasy Records, che darà loro pieno controllo creativo per il resto della carriera. È una scelta che li rende, di fatto, precursori di un certo do-it-yourself che diventerà la norma decenni dopo: il circo, da quel momento, viaggia senza padroni. Il disco stesso riflette questa nuova libertà, con episodi più sperimentali e un uso ancora più massiccio di campionamenti e trattamenti elettronici, mentre l'iconografia della band, sempre più simile a un manifesto da baraccone dipinto a mano, si consolida definitivamente attraverso copertine, videoclip e la teatralità live.

Gli anni della maturità: da Curse a Open Head Surgery, il tendone regge
Dopo una prima fase di attività frenetica, la seconda metà degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta vedono gli Alien Sex Fiend attraversare mutamenti di formazione e di suono, mantenendo però intatta la struttura portante del proprio tendone. Curse, del 1990, mostra un gruppo che ha assorbito alcune delle evoluzioni dell'industrial e dell'elettronica da club senza però abbandonare la componente teatrale e grottesca delle origini. Tre anni dopo, Open Head Surgery del 1993 conferma questa capacità di reinvenzione continua, con episodi più cupi e martellanti che dialogano con la scena industrial dell'epoca senza mai scimmiottarla, restando fedeli a quella cifra ironica e visionaria che li ha sempre distinti dal resto della scena dark, come un circo che aggiorna i propri numeri senza mai cambiare padrone di casa.
Il nuovo millennio: il circo continua a viaggiare
Nik Fiend e Mrs Fiend non hanno mai smontato il tendone, attraversando i decenni successivi con una serie di pubblicazioni che, pur non raggiungendo più l'impatto storico dei lavori Ottanta, testimoniano una coerenza artistica rara. In the Head of a Fiend, uscito nel 2004, e i lavori successivi confermano un gruppo che ha smesso da tempo di inseguire le mode per continuare a portare in giro, con ostinazione quasi artigianale, il proprio spettacolo personalissimo fatto di luna park stregati, fantascienza di serie B e umorismo nero british, di città in città, di generazione in generazione.
Un circo ingombrante e sottovalutato
È difficile sottovalutare l'influenza che gli Alien Sex Fiend hanno esercitato su tutto ciò che sarebbe venuto dopo, dal deathrock californiano più recente fino a certe frange dell'Industrial dark e Cybergoth, che devono moltissimo alla loro capacità di fondere l'elettronica più fredda con un'iconografia horror pop e coloratissima, da baraccone di paese più che da cattedrale. Eppure sono rimasti, per certi versi, ai margini della narrazione ufficiale della scena gothic, forse proprio perché il loro circo era troppo strano, troppo divertito dal proprio stesso terrore per essere preso sul serio quanto meritava dalla critica più seriosa. Ma chiunque abbia mai visto Nik Fiend dimenarsi sul palco con il volto dipinto sa che quella non è una posa da fenomeno da baraccone: è la messa in scena più onesta e più folle che il gothic rock britannico abbia mai prodotto, un circo che non ha mai smesso di viaggiare e che, ogni volta che rialza il tendone, ricorda a tutti perché l'orrore, in fondo, può anche far divertire e non solo spaventare.
VOTO: 9/10

