Throbbing Gristle: I Pionieri della Musica Industrial

 throbbing gristle

  • Artista: Throbbing Gristle
  • Genere: Industrial
  • Paese: Regno Unito (Hull / Londra)
  • Anni di attività: 1975 – 1981, 2004 – 2010
  • Etichetta: Industrial Records
  • Formazione: Genesis P-Orridge, Cosey Fanni Tutti, Peter "Sleazy" Christopherson, Chris Carter

Ci sono band che fanno musica, e ci sono entità che riscrivono le regole di cosa la musica possa essere. I Throbbing Gristle appartengono inequivocabilmente alla seconda categoria, e per raccontarli davvero bisogna partire da un presupposto scomodo: quando nel 1975 quattro persone a Hull decidono di darsi un nome che è insieme una minaccia e una battuta oscena in slang yorkshire, non stanno formando un gruppo rock. Stanno chiudendo un capitolo che è quello dell'arte performativa più estrema che il Regno Unito avesse mai tollerato per aprirne uno nuovo, e quel capitolo nuovo si chiamerà, semplicemente, industrial: un genere che, come racconteremo, loro stessi hanno battezzato e fondato da zero, prima ancora che esistesse un pubblico pronto ad accoglierlo.

Da COUM Transmissions al trauma del suono

Prima di essere Throbbing Gristle, Genesis P-Orridge e Cosey Fanni Tutti erano il nucleo di COUM Transmissions, collettivo di arte performativa che negli anni Settanta aveva fatto della provocazione fisica, sessuale e corporea il proprio linguaggio. Quando nel 1976 la mostra "Prostitution" alla Institute of Contemporary Arts di Londra, con fotografie pornografiche di Cosey pubblicate su riviste per adulti esposte come opera d'arte, siringhe insanguinate, oggetti di scena legati a rituali sadomasochisti, scatena l'inferno sulla stampa britannica e persino in Parlamento (un deputato conservatore arriverà a definire il collettivo "distruttori della civiltà"), qualcosa si rompe e qualcosa si genera insieme. È in quel preciso momento di collasso e rinascita che nasce l'idea di trasformare la performance in suono puro, in un dispositivo capace di produrre lo stesso shock nervoso attraverso le orecchie invece che attraverso gli occhi.

A P-Orridge e Cosey Fanni Tutti si aggiungono Peter Christopherson, tecnico del suono e fotografo con un passato negli studi Hipgnosis (quelli delle copertine dei Pink Floyd, tra le altre), e Chris Carter, ingegnere elettronico capace di costruire da sé sintetizzatori e generatori di rumore. È una formazione asimmetrica per definizione: non ci sono chitarristi, non c'è batterista in senso tradizionale, non c'è nessuno che "suoni" uno strumento nell'accezione classica del termine. C'è piuttosto un collettivo che manipola nastri, oscillatori, cornette da marcia militare, chitarre trattate fino a diventare irriconoscibili, e che usa lo studio di registrazione, il leggendario Death Factory, ricavato in un vecchio magazzino nell'east London, come un laboratorio più che come una sala prove.

Una dichiarazione di intenti: "Industrial music for industrial people"

Lo slogan che i quattro coniano per la propria etichetta indipendente, Industrial Records, fondata nel 1976, diventerà con il tempo il nome di un intero genere musicale, cosa rarissima nella storia della musica popolare: non esisteva, prima di loro, un vocabolario per descrivere quel tipo di suono, ed è proprio questo ad aver dato un nome e una forma a qualcosa che ancora non c'era e a rendere i Throbbing Gristle pionieri in senso letterale, non per postuma etichettatura critica ma per autodefinizione consapevole. "Industrial music for industrial people" non è soltanto un motto a effetto: è un programma estetico e politico. La musica dei Throbbing Gristle nasce a immagine e somiglianza del paesaggio post-industriale dell'Inghilterra della fine anni Settanta. Fabbriche dismesse, disoccupazione dilagante, violenza urbana, un senso pervasivo di decadenza sociale e lo restituisce sotto forma di feedback, drone a bassa frequenza, campionamenti di discorsi trovati, testi che affrontano senza pudore né compiacimento omicidi seriali, controllo mentale, guerra, pornografia, morte. Non c'è mai gusto per lo scandalo fine a se stesso: c'è piuttosto una fredda, quasi clinica volontà di osservare l'orrore contemporaneo senza distogliere lo sguardo, lasciando che sia l'ascoltatore a decidere cosa farsene.

Il racconto della discografia: la mappa di un territorio inesplorato

Ripercorrere gli album dei Throbbing Gristle significa seguire il tracciato di chi avanza senza mappa, disco dopo disco, in un territorio sonoro che nessuno aveva ancora battuto: si parte dalla registrazione quasi documentaristica di eventi dal vivo, si passa per una forma di studio sempre più raffinata, e infine si implode su se stessi proprio nel momento in cui il gruppo sembrava aver trovato una formula, perché per dei veri pionieri fermarsi a coltivare la propria scoperta equivale a tradirla.

Tutto comincia con The Second Annual Report, pubblicato nel 1977 nonostante non esista alcun "primo" report ufficiale, un dettaglio che dice già molto dell'ironia beffarda del collettivo. È un disco che suona come un rituale captato per errore: lunghe improvvisazioni dal vivo, registrazioni sporche e sature, una title track, "After Cease to Exist", che riadatta materiale sonoro nato per accompagnare un film performativo estremo di COUM. Non è un album pensato per essere ascoltato in senso convenzionale: è un documento, quasi un referto medico di ciò che accadeva quando i quattro si chiudevano nel Death Factory.

L'anno successivo arriva D.o.A.: The Third Annual Report (1978), disco che introduce una varietà timbrica sorprendente rispetto all'esordio: si passa da momenti di rumore quasi insopportabile a episodi spiazzanti come "Hamburger Lady", brano ispirato al referto clinico di una paziente ustionata che rimane tra le pagine più disturbanti mai incise su vinile, capace di generare disagio fisico attraverso la sola sovrapposizione di voce trattata e drone elettronico. È qui che il gruppo dimostra di saper alternare l'assalto puro alla suggestione più sottile e claustrofobica, componendo un mosaico che alterna schegge di musique concrète, field recording e imboscate rumoristiche.

20 Jazz Funk Greats

Il 1979 porta quello che resta il loro disco più discusso e, paradossalmente, il più "pop": 20 Jazz Funk Greats. Il titolo stesso è un gioco crudele che la copertina ritrae i quattro membri sorridenti e in abiti eleganti su una scogliera del Kent, immagine che imita alla perfezione l'estetica di un disco di easy listening da discount, quando in realtà quella scogliera, Beachy Head, è tristemente nota come luogo di suicidi. Musicalmente il disco flirta con strutture più vicine alla forma canzone e persino con ritmiche danzabili in brani come "Hot on the Heels of Love", salvo poi ribaltare ogni aspettativa con episodi di rumore puro. È il capolavoro del loro sarcasmo: fingersi intrattenimento leggero per meglio insinuare il disturbo.

Nello stesso periodo il gruppo pubblica anche materiale live che testimonia la loro attività performativa incessante, tra cui Heathen Earth (1980), registrato in studio ma davanti a un pubblico ristretto invitato ad assistere all'improvvisazione dal vivo come fosse una seduta rituale, un disco ipnotico, costruito su drone elettronici stratificati che anticipano tanto la dark ambient quanto certe derive della musica rituale industriale degli anni successivi.

La parabola si chiude, con la stessa freddezza chirurgica con cui era iniziata, nel 1981. Il concerto finale a San Francisco, pubblicato postumo come Mission of Dead Souls, non è tanto un addio quanto una dichiarazione: "The mission is terminated", annuncia P-Orridge sul palco. I Throbbing Gristle scelgono di sciogliersi non per esaurimento creativo ma per coerenza concettuale, un progetto che aveva sempre rifiutato la logica della carriera musicale non poteva permettersi di trasformarsi in un mestiere, in un marchio riconoscibile da perpetuare all'infinito. Sciogliersi diventa, paradossalmente, l'ultimo atto industrial del gruppo.

Il silenzio, poi il ritorno

Per oltre vent'anni i quattro membri intraprendono percorsi paralleli, P-Orridge fonda i Psychic TV e dà vita al movimento Thee Temple ov Psychick Youth, Christopherson dà forma ai Coil insieme a John Balance, Chris Carter e Cosey Fanni Tutti proseguono come duo Chris & Cosey, mantenendo ciascuno un'eredità sonora riconoscibile e influente. Poi, nel 2004, contro ogni previsione, i Throbbing Gristle si riuniscono, tornando a esibirsi dal vivo e a incidere nuovo materiale, tra cui il disco Part Two: The Endless Not (2007), ultima registrazione realizzata dalla formazione storica al completo. La reunion si interrompe bruscamente nel 2010, quando P-Orridge lascia il gruppo in circostanze tese; pochi mesi dopo, nel novembre dello stesso anno, la scomparsa improvvisa di Peter Christopherson chiude per sempre la possibilità di un ritorno della formazione originale. I tre membri superstiti pubblicheranno ancora, nel 2012, il postumo Desertshore / The Final Report, un doppio disco concepito come tributo a Nico e come commiato definitivo, con la voce di Christopherson presente in forma di registrazioni lasciate incompiute.

L'eredità dei pionieri

È difficile sopravvalutare il peso specifico dei Throbbing Gristle sulla musica che sarebbe venuta dopo, ed è proprio in questo debito collettivo che si misura il loro status di vero e proprio anno zero. Senza di loro non esisterebbero, nella forma che conosciamo, né l'EBM né la power electronics, né buona parte dell'estetica noise e dark ambient, né tantomeno l'intera galassia di progetti che negli anni Ottanta e Novanta avrebbero preso il nome "industrial" come un'etichetta di genere anziché come lo slogan provocatorio che era in origine. Ma la loro eredità di pionieri va oltre la tassonomia musicale: i Throbbing Gristle hanno dimostrato che il rumore poteva essere un linguaggio critico tanto quanto un testo scritto, che la registrazione poteva farsi documento antropologico del proprio tempo, e che l'atto stesso di disturbare l'ascoltatore poteva essere una forma di onestà, più che di provocazione fine a se stessa. In questo senso restano, quasi cinquant'anni dopo il loro esordio, non semplici antenati di un genere ma i suoi veri e propri fondatori: i primi ad aver tracciato una strada che innumerevoli altri avrebbero poi percorso.

Voto: 9/10

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