Skinny Puppy: I Maestri dell'Electro-Industrial e dell'Incubo scenico

skinny puppy

  • Artista: Skinny Puppy
  • Paese: Canada (Vancouver, British Columbia)
  • Genere: Electro-Industrial / EBM
  • Attività: 1982 – oggi (con interruzione 1995–2000)
  • Formazione storica: Nivek Ogre (voce, performance), cEvin Key (synth, batteria, produzione), Dwayne Goettel (synth, campionatore, 1986–1995)

PRELUDIO: UN SUONO E UN CORPO IN DECOMPOSIZIONE

Gli Skinny Puppy non erano semplici interpreti del genere, ma i suoi maestri più radicali, capaci di fondere una scrittura sonora chirurgica con una dimensione performativa che ha ridefinito, una volta per tutte, cosa potesse significare un concerto industrial. Nati a Vancouver all'alba degli anni Ottanta da un'intuizione condivisa fra Kevin Crompton e presto ribattezzato cEvin Key e Kevin Ogilvie, che avrebbe assunto il nome di battaglia Nivek Ogre (il proprio nome letto al contrario), il progetto si presenta fin da subito come qualcosa di irriducibile alle categorie allora disponibili. Non è Punk, non è New Wave, non è la disco mutante e algida della coeva scena europea. È un organismo doppio, fatto di macchine e di carne: da un lato ritmiche elettroniche calcolate al millimetro, dall'altro un corpo scenico, quello di Ogre, messo costantemente in scena come materia da torturare, bendare, sezionare.

La Vancouver dei primi anni Ottanta non era certo il centro nevralgico della scena Industrial, che allora gravitava attorno a Londra e Sheffield con Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire, o attorno a Chicago con la nascente scena Wax Trax!. Eppure è proprio in questo isolamento geografico che Skinny Puppy trova la propria voce: senza un contesto immediato a cui doversi uniformare, il duo è presto trio, con l'ingresso del tastierista Wilhelm Schroeder che costruisce un linguaggio sonoro personalissimo, fatto di campionamenti trattati fino alla nausea, ritmiche claustrofobiche e ballabili al tempo stesso, testi che affrontano senza sconti la violenza istituzionale, la sperimentazione animale, la dipendenza, la malattia mentale, la guerra chimica. Fin dai primissimi concerti, quello che altrove sarebbe stato un semplice live set elettronico diventa per Ogre l'occasione per costruire un vero e proprio teatro dell'orrore in miniatura, fra maschere, bende sporche di sangue finto e oggetti di scena che anticipano l'immaginario clinico-distopico che diventerà marchio di fabbrica della band.

Remission 1984 cover

Il primo documento discografico di questa creatura ancora informe è l'EP Remission, pubblicato nel 1984 per la neonata etichetta locale Nettwerk. È un lavoro acerbo, se confrontato con quanto sarebbe seguito nel giro di pochi mesi, ma già capace di imporre un'identità sonora riconoscibile: ritmiche meccaniche, synth che sembrano respirare a fatica, una voce che non canta ma infetta. L'anno successivo arriva Bites, il primo full-length propriamente detto, che segna un salto di qualità evidente nella scrittura Electro-Industrial del gruppo: la struttura compositiva si fa più ambiziosa, i campionamenti più fitti, l'aggressività più calcolata, mentre dal vivo lo spettacolo di Ogre inizia a farsi sempre più fisico e disturbante.

L'ERA D'ORO: LA GRAMMATICA DELL'ELECTRO-INDUSTRIAL SI FA CANONE

Con l'ingresso di Dwayne Goettel nella formazione, nel 1986, Skinny Puppy trova il proprio equilibrio alchemico definitivo, quello che li consacrerà come i veri maestri del genere. Goettel porta con sé una sensibilità per il campionamento e per la costruzione timbrica che permette al gruppo di abbandonare progressivamente la componente più dance-oriented delle origini per abbracciare architetture sonore sempre più stratificate, sinistre, cinematografiche, mantenendo però intatta quella pulsazione ritmica ipnotica che è la cifra distintiva dell'electro-industrial rispetto all'industrial più rumorista delle origini inglesi.

Mind The Perpetual Intercourse

Il primo frutto di questa nuova alchimia è Mind: The Perpetual Intercourse, pubblicato nel 1986: un disco in cui il suono si arricchisce di una profondità timbrica inedita, le architetture compositive si fanno più complesse, i campioni più stratificati, l'atmosfera generale più angosciante e meno frontalmente aggressiva, un incubo che si insinua piuttosto che colpire di petto, e che sul palco trova immediata traduzione visiva in un'estetica sempre più simile a un rituale chirurgico messo in scena. L'anno seguente è la volta di Cleanse Fold and Manipulate, disco di equilibrio quasi perfetto fra componente ritmica e materia concreta fatta di rumori trattati e field recording distorti, mentre i testi si caricano di una tensione politica sempre più esplicita.

skinny puppy VIVIsectVI

È però nel 1988, con VIVIsectVI, che la band raggiunge il proprio vertice assoluto, imponendosi definitivamente come i maestri incontrastati dell'electro-industrial. Il titolo, gioco di parole fra "vivisezione" e il numero sei romano, dichiara il programma: un disco che pratica la chirurgia sul corpo sonoro del rock elettronico, denunciando al contempo la crudeltà della sperimentazione animale con un'urgenza che non concede sconti. Ritmiche taglienti, campionamenti clinici, un senso di claustrofobia totale: è anche il disco che porta l'incubo scenico di Ogre al suo apice, con esibizioni dal vivo che mettono in scena vere e proprie simulazioni di vivisezione, animali di scena mutilati e sanguinanti, Ogre stesso trasformato in un simulacro di cavia da laboratorio legata e torturata sul palco con immagini che avrebbero scioccato platee non abituate a un simile grado di teatro estremo, e che restano tuttora fra le performance più radicali mai portate in scena nell'ambito della musica elettronica.

L'anno successivo, il 1989, porta con sé il capitolo più controverso della discografia storica: Rabies, realizzato con la collaborazione esterna di Al Jourgensen dei Ministry, all'epoca al culmine della propria parabola creativa. Il risultato è un lavoro più rumoristico e meno rifinito rispetto ai capitoli precedenti, accolto con pareri discordanti dalla fanbase storica ma capace, con il tempo, di rivelare una sua brutale coerenza interna. La band torna alla forma smagliante l'anno dopo con Too Dark Park (1990), disco cupissimo, denso di riferimenti alla sorveglianza tecnologica e al controllo sociale, sorretto da una produzione ricchissima di dettagli che si svelano solo dopo ascolti ripetuti fra i lavori più amati dalla critica di settore, e il cui immaginario paranoico-distopico trova naturale prosecuzione in un apparato scenico sempre più ossessionato da schermi, siringhe, bende e simboli di un'umanità ridotta a cavia di un esperimento globale.

Last Rights 1992 cover

Il decennio si chiude con quello che è probabilmente il punto più estremo e disperato mai raggiunto dalla formazione storica: Last Rights (1992), concepito negli anni più bui della lotta di Ogre e Goettel contro le rispettive dipendenze. Il disco è un blocco quasi monolitico di angoscia sonora, privo di concessioni melodiche, costruito su strutture ritmiche spezzate e su un uso del campionamento vocale che sfiora l'incomprensibile: un ascolto tutt'altro che confortevole, ma di straordinaria potenza espressiva, e forse il testamento più autentico della prima, irripetibile stagione della band in un'agonia sonora a cui, dal vivo, corrisponde un Ogre sempre più simile a un corpo martoriato, avvolto in bende sporche, esposto come reperto clinico sotto luci fredde e stroboscopiche.

Sono questi gli anni in cui Skinny Puppy smette di essere semplicemente una band di culto e diventa, di fatto, il punto di riferimento assoluto per chiunque voglia definire cosa sia davvero l'electro-industrial, tanto in studio quanto sul palcoscenico. Le tecniche di campionamento estremo, l'uso della voce come materiale da manipolare più che come strumento melodico, l'idea stessa di un ritmo industriale capace di essere insieme ballabile e disturbante, e non ultima l'invenzione di un vero e proprio teatro dell'orrore da concerto fatto di sangue finto, protesi e simulazioni cliniche: sono tutte intuizioni che nascono qui, prima di diventare patrimonio comune del genere. Senza questo lavoro è difficile immaginare l'evoluzione successiva di act come Nine Inch Nails, KMFDM, Fear Factory nella sua componente più Industrial, e l'intera scena Aggrotech che sarebbe esplosa a cavallo fra i Novanta e i Duemila, tanto sonoramente quanto nell'estetica scenica sempre più debitrice dell'immaginario clinico-distopico inventato da Ogre.

LA TRAGEDIA E LO SCIOGLIMENTO

Il 1995 segna la fine brutale di questa straordinaria stagione. Dwayne Goettel, da tempo in lotta con una dipendenza da eroina, viene trovato senza vita il 23 agosto di quell'anno. La perdita è un colpo da cui la band non si riprenderà mai nella stessa forma: cEvin Key e il produttore storico Dave "Rave" Ogilvie completano, in sua memoria, le sessioni che daranno vita a The Process, pubblicato nel 1996. È un disco inevitabilmente segnato dal lutto, più melodico e meno frastagliato rispetto ai lavori precedenti, quasi un gesto di composta elegia piuttosto che l'ennesima esplosione di rabbia. Nel frattempo Ogre, già trasferitosi in California, aveva intrapreso la via del progetto parallelo W.E.L.T. Lo scioglimento formale suggella la fine di un'epoca, ma non certo la fine dell'eredità artistica della band, che nel frattempo era già diventata un riferimento imprescindibile sonoro e scenico, per l'intera scena Dark Elettronica mondiale, Italia compresa.

LA RINASCITA: IL NUOVO MILLENNIO

Il silenzio dura circa cinque anni. Quando Ogre e Key decidono di riformare Skinny Puppy all'alba degli anni Duemila, lo fanno con la consapevolezza di dover fare i conti con un'eredità pesantissima e con l'assenza incolmabile di Goettel. Il nuovo corso, affiancato dal produttore e polistrumentista Mark Walk, non rinnega il passato ma lo attraversa con strumenti nuovi. Il primo frutto di questa seconda vita è The Greater Wrong of the Right (2004): un'elettronica più aggiornata agli standard del nuovo millennio, più pulita nella resa ma non per questo meno inquietante nelle intenzioni e un ritorno convincente, accolto con favore da una fanbase che temeva il peggio, e accompagnato da un ritorno altrettanto convincente dell'apparato scenico storico, con Ogre nuovamente al centro di un incubo teatrale fatto di proiezioni disturbanti, protesi e simulazioni di violenza clinica ormai diventate leggendarie.

Mythmaker

Il percorso prosegue nel 2007 con Mythmaker, che approfondisce ulteriormente l'aggiornamento sonoro intrapreso con il disco precedente: meno viscerale rispetto ai capolavori della fase classica, ma capace di mantenere intatta l'urgenza tematica che ha sempre contraddistinto la scrittura della band. Nel 2011 arriva hanDover, disco di transizione verso una fase più matura di questa seconda vita, con un ritorno a sonorità più stratificate e meno immediatamente "pulite" rispetto ai due capitoli precedenti, mentre i temi restano quelli storici del gruppo: controllo, manipolazione, disumanizzazione tecnologica. L'ultimo capitolo in studio, al momento, è Weapon (2013), lavoro che riflette con lucidità disturbante sui temi della guerra tecnologica e della sorveglianza di massa, sorretto da una produzione solida firmata ancora da cEvin Key e Mark Walk: non raggiunge le vette della fase classica, ma dimostra che, a oltre trent'anni dalla fondazione, Skinny Puppy conserva intatta la propria urgenza espressiva, tanto in sala d'incisione quanto e soprattutto sul palco, dove il rituale scenico costruito da Ogre continua a essere considerato uno degli spettacoli più estremi e influenti dell'intera scena Elettronica Dark.

In questa seconda vita la band consolida anche un impegno extra-musicale che era già presente nei testi e nella messa in scena fin dagli esordi: l'attivismo animalista di Ogre, diventato nel tempo parte integrante dell'identità pubblica del gruppo e da sempre motore primo di quell'iconografia clinico-vivisezionista che ha reso i loro concerti tanto celebri quanto controversi, e una riflessione sempre più esplicita sui temi della sorveglianza, della guerra tecnologica, della manipolazione mediatica. Skinny Puppy, oggi, resta un progetto attivo, per quanto meno prolifico rispetto al decennio d'oro, e continua a essere celebrato come il gruppo che ha definito, in studio e sul palco, cosa significhi davvero electro-industrial.

Ripercorrere la storia degli Skinny Puppy significa ripercorrere, in filigrana, la nascita stessa dell'Electro-Industrial come linguaggio sonoro e come esperienza scenica totale: dalla ruvidezza sperimentale delle origini fino alla piena maturità concettuale, sonora e performativa degli anni d'oro, passando attraverso la tragedia e la rinascita. Non si tratta soltanto di una band che ha attraversato con onore quattro decenni di musica estrema, ma del gruppo che ha letteralmente inventato le regole del genere, componendo ritmiche capaci di essere insieme ipnotiche e disturbanti e trasformando, al contempo, il concerto in un rituale di teatro dell'orrore senza precedenti e un incubo scenico fatto di sangue finto, bende, protesi e simulazioni cliniche che nessuno, prima di loro, aveva osato portare fin dentro il cuore della musica elettronica. Pochi progetti hanno saputo tenere insieme, con la stessa coerenza, la dimensione della denuncia politica, la sperimentazione timbrica più radicale e una messa in scena capace di trasformare ogni concerto in un'esperienza fisica prima ancora che musicale. Per chi si avvicina oggi alla scena Dark Elettronica, Skinny Puppy resta un passaggio obbligato: non semplice ascolto, ma vera e propria iniziazione a ciò che l'Electro-Industrial può essere, in sala d'incisione come sul palco.

Voto: 9,5/10

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