
Le contaminazioni sono il sale dell’arte, spesso della vita stessa. Altrettanto spesso però possono creare miscele confuse, soprattutto nel caso in cui non si riesca a trovare un denominatore comune ed un linguaggio coerente ed univoco che fa di un’opera un pezzo unico, riconoscibile, monolitico, significante. Succede a molte band, proprio perché gli elementi che le compongono non “mediano” bene espressività ed influenze. In questo specifico caso arrivano molti stimoli, varie suggestioni, una manciata di indirizzi diversi conditi da ottima qualità e resa che però confondono, come se qualcuno ci donasse una bussola con un magnete nascosto all’interno. Grazie molte per l'oggetto, ma sono smarrito. Luc Stargazer è un quartetto indie/wave di Dresda, in giro dal 2010. Ci presentano questa recente release che ad un primo ascolto risuona come un singolo corredato da remix e qualche b-side. E probabilmente è così, anche se ha un suo titolo -ispirato dalla magia dell’universo, su stessa dichiarazione biografica della band- ed una tracklist molto mista con brani meticci, alcuni di grande valore ed altri beh, disorientanti.

Epica, Etica, Apocalittica. Aengeldust pubblica questo lavoro seguendo una coerenza stilistica ed estetica che non lascia molto fuori: Industrial noise ed Electro dritti e violenti, brani dalla durata quasi radiofonica che mai però vorremo ascoltare in radio perché ne perderemmo il flusso ed il messaggio, così come il disagio. Si perché questa pubblicazione è disagevole, scomoda, non ci fa sentire troppo al sicuro, contiene quel tipo di sonorità e voci soprattutto, che ci costringerebbero a cambiare canale link o stazione se ancora immaginassimo nostra madre entrare improvvisamente mentre guardiamo un porno. Non ci troviamo a molta distanza dall’ambiente circostante Nadine Engel e dei suoi progetti precedenti (o paralleli?), anche se non potremo mai affermarlo con certezza perché la sua presenza online e le note che riguardano la sua biografia e musica sono sempre rarefatte, telegrafiche e romanticamente frammentate. Sapremo affermare con precisione però che in questo lavoro la volontà ed i contenuti sono in maniera lampante di carattere bellico: la copertina non racconta altro che una realtà fredda, distopica, fatta di acciaio rovinato e segnali di pericolo radioattivo, alla quale si opporrà questa milizia sonora che ancora lotta e sopravviv

Cosa succede quando le più moderne tecnologie musicali e 27 anni di esperienza si uniscono per dare nuova vita a uno degli album cult del panorama synthpop?
Dopo il successo dell’album Minor Side-Effects, la band finlandese Neuroactive è tornata in studio per creare una versione inedita del loro album di debutto, Morphpology, originariamente pubblicato nel 1994.
Quella di Jarkko Tuohimaa e soci non è una semplice riproposta del loro album-icona, ma una vera e propria rilettura delle tracce originali a più di vent’anni di distanza: un’occasione per sfruttare le tecnologie contemporanee, unire il vecchio e il nuovo e creare una versione redux di un classico del panorama electro/industrial.

Artista: Freakangel
Titolo: The Last White Dance
Genere: Industrial, Dark Electro
Data di uscita: 5 Maggio 2022
Etichetta: Alfa Matrix
Appassionati di musica dark aggrotech industriale, “The Last White Dance” torna dopo più di dieci anni in una versione tutta nuova. La gang dei FREAKANGEL propone infatti un remix dell'EP e clip video della demo originale, realizzata nel 2009, in cui troverai diverse tracce inedite, con remix di DAWN OF ASHES, ALIEN VAMPIRES, ACYLUM, AVARICE IN AUDIO e FREAKY MIND.
“The Last White Dance” viene estrapolata dall’album “The Faults Of Humanity”, realizzato per il suo decimo anniversario: un brano dallo stile duro e deviante. Le linee di synth e le grancasse stridono nelle orecchie, mentre la voce di Dymitri i. ci guida in una lotta contro i nemici interiori, lotta che alla fine vinceremo.

Viaggiare a ritroso ha i suoi ostacoli. E nel caso di questa riscoperta il rischio è in primis quello di farsi ingannare dalle apparenze. I Sweet Spectra sono un duo nato nel 2014 a Santiago del Cile e nel 2018 esordiscono con sette visioni rarefatte come miraggi notturni dai cromatismi simili a quelli di una pozza d'acqua e benzene che rinfrange i colori di insegne e luci al fosforo. Il ritmo lo battono i tamburi della drum machine, il loro Doktor Avalanche, un automatismo che è più scelta stilistica che necessità, ma soprattutto è l'unico elemento saldo di questa visione notturna. Già dalla intro Far le partiture sottili si intessono fitte sull'ascoltatore come a formare un sacco amniotico in grado di amplificare il moto e la corrente di ogni singolo stimolo acustico esterno. Dal punto di vista degli intrecci sia il basso che le chitarre fruiscono al meglio della circuiteria di inimmaginabili "scatolette" elettroniche, viscere modulatrici di onde sonore sinuose, delay e chorus che trasformano le note in fluidi sciabordanti e ci riportano sia ai primi vagiti della Darkwave che alla complessità di un certo post-rock di metà '90s. Non mancano virate nei quartieri post punk in cui la vita notturna si fa più concitata e già dalla successiva Existence, sia più avanti in Fleshless, si finisce con l'entrare in stanze in cui i toni di queste conversazioni tra spettri si agitano negli spasmi catalettici del Death Rock.

Viaggiando a ritroso, A Cure For The Unknown è il polo di divergenza dei paralleli e meridiani tracciati in circa un decennio dal progetto Binaural Silence del polimorfe Ravenom (appropriato alter ego di Giuseppe Casafina). E a proposito di viaggi nel tempo (rigorosamente a ritroso e contronatura), l'ascolto di questo esordio ci riporta all'epoca d'oro del modellismo, quegli anni '80 e '90 del secolo scorso in cui la riproduzione hobbistica di modelli aeronavali non prevedeva facili e veloci incastri e tutto andava pazientemente tagliato, rifinito, incollato e verniciato. Le sei tracce esposte in questo esordio sono sei modelli sospesi in altrettante vetrine criostatiche come una scultura di Marc Quinn, sopraffini riproduzioni in vitro delle traiettorie degli ipotetici vettori di una avveniristica struttura algebrica, dettagli minuziosi evidenziati da luci virtuali programmate su nuove formule matematiche, ecosistemi indipendenti assemblati con maestria tramite sintesi sonora e campionamento audio. In questo territorio ibrido tra realtà e simulazione il reticolato geografico è tracciato dalla longitudine degli incastri ritmici e gli slanci trasversali dei modelli sonori, palesemente frutto di una meticolosa ricerca negli angoli più remoti dell'effettistica analogica e digitale.
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