Diego Scapa è il classico trentenne di oggi: laureato, single, povero in canna che condivide un piccolo appartamento nella borgata romana con il gatto Giuda. Per arrivare a fine mese prende delle commissioni da uno studio investigativo privato, ma non disdegna di lavorare anche in proprio per arrivare a fine mese.
La storia parte proprio da uno di questi casi, che viene passato al giovane dal barista del suo pub preferito, il Doctor faustus: Piero, uno zotico tassista, vuole riallacciare i rapporti con sua cugina Giorgia, che da quando ha scoperto che Piero si è invaghito di lei non accetta più di vederlo; inoltre il tassista teme che la ragazza si sia inserita in un brutto giro e per questo chiede all'investigatore di reperire informazioni sulle amicizie della giovane.
Inizia così l'indagine di Diego, che travestito da operaio dell' Acea si presenta nell'appartamento che la giovane divide con due altre studentesse e lì, dopo aver scambiato qualche chiacchera sulla sua vita con la ragazza, scopre che Giorgia si frequenta con un ragazzo molto inquietante, a cui manca il naso e che Diego chiamerà Faccia Bruciata.
Nel mentre l'investigatore diventa oggetto di chiamate minatorie e scherzi macabri di un certo Mangiauomo, un misterioso individuo la cui identità resterà celata fin quasi alla fine della storia.
Spaventato dall'inquietante amico o compagno di Giorgia, Diego va a trovare il suo migliore amico, Riccardo Zollo, un violentissimo comunista con un tatuaggio di Stalin sulla spalla sinistra. Dopo aver sentito le specifiche del caso, Zollo consiglia all'amico di prendere una pistola per difendersi: entra così in scena Durace, un drogato di Rebibbia, che gli fornisce una pistola durante un piccolo drug party.
Diego continua la sua indagine e scopre che Giorgia non è una semplice studentessa che arrotonda facendo la badante di una signora anziana come la giovane gli aveva raccontato, ma che frequenta assiduamente la clinica di un ematologo molto anziano, ma non riesce a scoprire di più.
Alla fine Pietro chiama Diego per sapere l'andamento delle indagini e gli dice che è meglio fermarsi qui: si danno appuntamento per quella sera al pub ma il tassista non si presenta. A notte fonda, non avendo avuto nessuna notizia dal suo committente, Diego si fa dare l'indirizzo di Piero dal barista e quando si arriva si trova sotto gli occhi una scena agghiacciante: Piero è stato inchiodato al muro dei grossi chiodi e sul collo ha un foro da cui il suo sangue è stato succhiato o drenato via.
Inizia così per il detective un'indagine contro il tempo che lo porterà. insieme all'amico Zollo e al Durace, a scoprire che quella in cui viviamo è solo una delle dimensioni di cui è composto l'universo e che in ognuna delle altre ci sono demoni e creature che non vedono l'ora di poter entrare nella nostra per ucciderci e torturarci nei modi più fantasiosi. Ma non saranno soli in questa missione per salvare l'umanità: ad aiutarli ci sarà l'ex sacerdote Lazzaro Fars, il misto tra un camionista allergico al sapone, un barbone alcolizzato e un erudito scrittore di testi esoterici.
La scrittura del romanzo è molto accattivante: a guidarci è la prima persona di Diego, un cicerone dotto sia di nozioni storiografiche e letterarie, sia di film horror di serie b che di musica rock e punk rock più o meno underground (i riferimenti spaziano dai Led Zeppelin ai Creedence passando per Lars Ulrich); il tutto sapientemente dosato per creare un protagonista con la battuta sempre pronta, graffiante e brillante anche nelle situazioni più disperate e surreali.
Anche i personaggi di Zollo e di Padre Lazzaro risultano molto piacevoli: il primo, con la sua fisicità e aggressività prorompente risulta il personaggio più simpatico del romanzo, mentre l'ex prete, con il suo dualismo ossimorico tra il sentirsi parte di una elite culturale molto alta e ristretta e il vivere come il peggiore dei senzatetto risulta molto interessante. Nulla che sia così unico ed originale, ma per gli amanti dei libri del genere horror/trash si tratta di stereotipi sempre cari.
Gli antagonisti invece risultano un po' piatti e stereotipati: a parte il bambino cozza nessuno sembra avere delle caratteristiche specifiche ed originali. Inoltre tutti mancano di una vera e propria personalità e di scopi ben precisi, andando a inserirsi nel solco dei nemici macchietta che compiono azioni nefaste solo per il gusto di far del male.
Inoltre alcune sotto trame presenti nella storia o si chiudono in modo indipendente dalla trama principale (come quella legata al Mangiauomo), oppure vengono lasciate senza sviluppo e risoluzione (come l'incontro di Diego con Cornelia, personaggio interessante che però non ha uno scopo nella storia).
Ma il vero problema del romanzo è rappresentato dallo squilibrio che si avverte passando dalla prima parte del libro alla seconda e, peggiorando sempre di più, nella terza: infatti mentre la prima parte appare un ottimo e brillante preludio per un'avventura molto interessante, quando questa viene al sodo sembra che i capitoli siano stati scritti di corsa, solo per chiudere la storia il più velocemente possibile.
Credo che un maggiore spazio, soprattutto nella parte finale, avrebbe gioviato al romanzo che, sulla carte, ha tutte le caratteristiche di un ottimo e profondo libro di intrattenimento che riesce però anche a indagare argomenti intimi come il nichilismo e il vuoto cosmico che avvertono le nuove generazioni nella realtà di oggi.
Anche solo per queste considerazioni il testo meriterebbe di essere letto, perché l'autore riesce a trasmettere attraverso le parole e i gesti dei suoi personaggi in modo potentissimo il disagio esistenziali che una metropoli provinciale come Roma può trasmettere ai suoi figli che non sono riusciti a coronare i loro sogni e sono caduti nella droga, nella violenza o nell'apatia.
Un libro che, anche con tutti i suoi difetti, ho apprezzato molto e che consiglio a tutti gli amanti del genere, perché riesce a inserire l'invasione di creature extradimensionali come scappatoia in una serie di vite futili e vuote. Come in fondo sono quelle di tutti gli esponenti della generazione di cui questo romanzo fa da portavoce.
- Voto: 7

