Il ritratto di Dorian Gray

Ritratto di Dorian Gray

  • Titolo: Il ritratto di Dorian Gray
  • Autore: Oscar Wilde
  • Prima edizione: 1890-91
  • Paese di edizione: Inghilterra

«La vita imita l'arte più di quanto l'arte non imiti la vita»... si potrebbe partire da questo aforisma per comprendere il romanzo più noto di Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray.

Infatti, proprio sul rapporto tra un giovane uomo e il suo ritratto, tra la sua vita e l'arte che lo ha rappresentato, si gioca la storia inquietante narrata dal romanzo.

Dorian Gray è un giovane uomo, dotato di una straordinaria bellezza e di un carisma che lo fanno oggetto dell'ammirazione di donne e uomini. Nessuno resiste al suo fascino magnetico e tuttavia acerbo, neanche il pittore Basyl Hallward e il dandy Henry Wotton. Basyl è affascinato dalla bellezza di Dorian e dal suo aspetto angelico. All'inizio della vicenda, Dorian è un'anima innocente, inconsapevole del proprio fascino e priva di qualunque malizia: è questo che maggiormente attira l'artista verso di lui. Il giovane diventa quindi fonte di ispirazione per l'amico pittore, che decide di dipingerne un ritratto, destinato nelle sue intenzioni a rappresentare l'apice della propria carriera.

Lord Henry Wotton è invece un gentiluomo, un dandy dedito all'arte, alla bellezza e alla provocazione. Un frequentatore seriale della buona società, dove le signore fanno a gara per assicurarsi la sua presenza nei rispettivi salotti. Amico di Basyl, si trova casualmente a casa del pittore un giorno in cui Dorian deve posare per il ritratto. Anche invocato dal giovane che ne resta affascinato dalle prime battute, Henry si interpone nell'amicizia tra i due uomini e diventa l'idolo di Dorian Gray. Capace di intrattenere e affascinare con i suoi ragionamenti e gli aforismi graffianti, lord Henry è a sua volta stregato dall'idea della giovinezza che considera al di sopra di tutto, il bene primario per eccellenza. Proprio lui, guardando il ritratto del giovane, gli ispira quel desiderio che sconvolgerà la vita di Dorian: che il ritratto dipinto da Basyl diventi vecchio in sua vece, lasciando sempre giovane e incorrotto l'originale in carne e ossa.

Quel desiderio, espresso in un momento di trasporto, sconvolgerà la vita di Dorian che presto si accorgerà che a ogni sua malefatta, il ritratto risente della corruzione dell'anima e del corpo, diventando sempre più brutto e deforme.

Il primo episodio è legato alla giovane attrice Sibyl Vane. Della quale Dorian si infatua, ma in maniera superficiale, scambiando l'ammirazione per il suo talento con l'amore per la ragazza. La illude, ma quando Sibyl una sera, recita peggio del solito, Dorian perde completamente interesse per lei e la abbandona. Disperata, la ragazza si suicida. È con sgomento che Dorian scopre, il mattino seguente, che il suo ritratto ha mutato espressione: una piega di crudeltà ha arricciato le sua labbra, mentre una vena di durezza ha raggelato il suo sguardo.

Da quel momento in avanti, Dorian inizierà una vita dissoluta e volta a soddisfare ogni capriccio. Che sia collezionare oggetti d'arte, viaggiare, frequentare l'alta società o bettole dove si vola su nuvole di oppio, sedurre nobildonne o prostitute, affascinare giovani e portarli sulla via della corruzione: niente gli rimane addosso. Tutto gli scivola sopra, lasciandolo intatto nel suo viso, lo splendore di ventenne dall'anima innocente e pura. Neppure lo scoccare degli anni lo segna. Sola però, prigioniera in una stanza all'ultimo piano della sua casa, lontana dagli occhi di tutti, resta l'immagine che sconta per lui il male fatto e lo scorrere del tempo. Quel ritratto dipinto dall'amico Hallward, che ogni giorno si appesantisce di nuovi segni. Manifestazione esterna di un'anima tutt'altro che candida e innocente.

Sarà proprio l'amico Hallward a dare la svolta alla vicenda. Preoccupato per la fama sempre più sinistra che Dorian si sta acquistando, si presenta, una sera, a casa sua. Sta per lasciare l'Inghilterra alla volta di Parigi, ma il treno partirà solo tra alcune ore, il tempo gli basta per parlare con l'amico e chiedergli spiegazioni. Non è possibile che il giovane dal viso di angelo nasconda in realtà un'anima demoniaca. Deve esserci una ragione per quelle voci, per quelle gesta che gli vengono attribuite, per quell'aura nera che inizia a circondarlo.

Quando Basyl chiede di poter vedere l'anima di Dorian, questi decide di prenderlo in parola e lo conduce alla soffitta. In un certo senso, considera il pittore responsabile per tutto quello che gli sta accadendo. Se non avesse realizzato quel ritratto, portandolo a essere consapevole della sua bellezza, Dorian non avrebbe mai provato la fatale invidia verso la propria immagine. Non avrebbe mai desiderato di scambiare quell'eterna bellezza di opera d'arte con la sua carne decadente e destinata alla corruzione. E forse, non avrebbe mai avuto la tentazione di lasciarsi andare al male.

Convinto che Basyl sia alla fonte di quell'orrore, Dorian scosta la tela che copre il ritratto e svela al pittore il reale aspetto della sua anima: quel volto dipinto che dopo diciotto anni di malefatte è ormai un fantasma dell'originaria bellezza. E di fronte allo sconvolgimento dell'amico, che cade in ginocchio e lo esorta a pregare con lui, Dorian è preso da un raptus e lo accoltella ripetutamente, uccidendolo.

Quando una parabola raggiunge il proprio apice, non le resta che declinare. Grazie alle sue conoscenze e all'arma del ricatto, Dorian riesce a convincere un amico a sciogliere nell'acido il cadavere del pittore, liberandosi delle prove materiali del delitto. Ma la sua anima resta macchiata: gocce di sangue imbrattano le mani del ritratto e una nuova inquietudine marca le sue giornate. Sempre nuovi sospetti, costanti paure e soprattutto il fantasma del ricordo di Sibyl, il cui fratello, assetato di vendetta, si è messo sulle tracce dell'uomo che ha portato la ragazza al suicidio. Dorian si abbandona all'oppio nella speranza di poter dimenticare, ma la sua compagnia si fa sempre più fiacca e tutti si accorgono del velo che offusca lo splendore della sua persona.

Dorian è conscio del degrado che lo ha ormai irretito e decide di voler cambiare. Ha toccato il fondo e non può continuare su questa china. Ma anche quando crede di fare del bene, il ritratto non muta in meglio. Infatti, non è davvero per il bene che opera, quanto per vanesia e ipocrita opportunismo. Disperato, un giorno il dandy si lancia sul ritratto con quello stesso coltello con cui ha ucciso Basyl. Non considerando che il legame che lo tiene attanagliato alla sua immagine dipinta è intessuto a doppio filo, e che ciò che farà alla propria anima, lo subirà anche il suo corpo...

Il ritratto di Dorian Gray è forse il lavoro più noto di Oscar Wilde, quello che più lo rispecchia.

«Basil Hallward è quello che credo di essere, Henry Wotton è come il mondo mi dipinge e Dorian Gray è quello che mi piacerebbe essere»: così lo scrittore confessa a un amico, parlando dei personaggi del romanzo. Ci sono opere nelle quali l'autore si riflette come in un caleidoscopio, rifrangendosi in mille riflessi, quante sono le sfaccettature della sua anima. E ogni personaggio reca in sé tracce inconfessate del proprio creatore. Come per Dorian è il ritratto, il romanzo fu per Oscar Wilde: la manifestazione esterna di un'interiorità nascosta.

Paradossalmente, fu proprio il suo capolavoro a diventare la principale arma accusatoria nel processo che lo portò alla condanna a due anni di carcere e lavori forzati, per omosessualità. Nell'Inghilterra vittoriana, le parole del romanzo erano pesanti come macigni e nel romanzo, la preferenza dell'autore per il genere maschile è evidente. I personaggi stessi lo dimostrano: le figure femminili sono sagome di contorno a un universo fatto di soli uomini. Invece, i personaggi maschili hanno una rotondità che quelli femminili non hanno, lo stesso può dirsi dei rapporti interpersonali, dei dialoghi, delle riflessioni. E la fascinazione che Basyl prova per Dorian è enfatizzata al massimo, sottendendo nemmeno troppo velatamente, l'attrazione fisica.

Al di là di queste considerazioni contingenti però, il romanzo resta un capolavoro assoluto e universale. Nello scoprire la propria anima, Wilde accusa anche la società vittoriana nella quale un bel viso e un aspetto rassicurante restano il viatico che permette di farsi perdonare qualsiasi bruttura. Purché questa resti nascosta sotto un bel drappo, in una soffitta buia e abbandonata. Wilde non è nuovo a questo atteggiamento critico verso la società vittoriana, superficiale e ipocrita; tuttavia, mentre in altre opere esprime la propria posizione attraverso l'ironia, qui il coltello del giudizio cade pesantemente e senza mezzi termini, sul cuore stesso dell'Inghilterra “perbene”. Una società dalla quale il personaggio Dorian non riuscirà a distaccarsi, troppo affezionato alla propria immagine per poter vedere che l'unico affetto sincero è quello di Basyl. Quello stesso Basyl che Dorian invece, ucciderà.

Inutile dire dello stile impeccabile del romanzo, sempre attuale. La scorrevolezza e la bellezza di una scrittura che conduce il lettore attraverso i capitoli, catturandolo. Forse solo alcune parti risentono del secolo abbondante di vita: così, certe descrizioni molto lunghe possono risultare un po' pesanti al lettore del presente. Ma la costruzione della trama e dell'intreccio, così come la creazione della suspense nella parte centrale, sono magistrali. Quanto a qualità formale e profondità dei contenuti, Wilde resta sempre una garanzia.

  • Voto: 10/10