Il fantasma di Canterville e Il delitto di lord Arthur Savile

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  • Titolo: Il fantasma di Canterville e Il delitto di lord Arthur Savile
  • Autore: Oscar Wilde
  • Editore: Oscar e-pub
  • Prima edizione: 1887

Quando il gotico incontra l'ironia, la risposta non può essere che una: Oscar Wilde.

Nel corpus della sua produzione più nota troviamo questi due racconti. Che per la loro brevità, sono spesso pubblicati insieme ad altre opere, oppure, come in questo caso, tra loro. Due racconti sì, a tema gotico, ma resi originali dalla penna pungente e mai scontata del genio incontrastato di Oscar Wilde.

Il fantasma di Canterville

Quando il signor Hiram B. Otis, ministro degli Stati Uniti, decide di acquistare Canterville Chase per trasferirvisi con la famiglia, non può immaginare quanto la cultura del vecchio continente sia lontana dalla propria. In Inghilterra, nota, vivono persone a tal punto retrograde da credere che una casa possa essere infestata dai fantasmi. Addirittura conoscendone l'identità: nel suo caso è un vecchio proprietario del maniero, vissuto trecento anni prima, assassino della moglie e poi a sua volta, vittima di omicidio.

No, non è credibile, per una moderna e patriottica famiglia americana, credere che il fantasma di Sir Simon de Canterville vaghi ancora per la casa, agitando catene e lanciando terribili lamenti, sfoggiando travestimenti e spaventando la gente. Loro non cadranno nella trappola! E quella macchia di sangue sul pavimento, dove lady Eleanor era morta nel 1575 per mano del marito sir Simon, sicuramente può essere eliminata con una passata del super detersivo e smacchiatore incomparabile Pinkerton, che il solerte Washington, figlio maggiore degli Otis, tira fuori con un tempismo perfetto...

La macchia di sangue sarà solo il primo degli oggetti del contendere tra la famiglia e il vecchio occupante. Ogni giorno la macchia verrà strofinata via e ogni notte, con certosina pazienza, il fantasma la farà ricomparire, sbizzarrendosi nei colori più improbabili.

 

Il vecchio Sir Simon ha troppa esperienza sulle spalle per lasciare che una stupida famiglia americana, per quanto moderna e patriottica, possa avere la meglio su di lui. Ha spaventato dame e cavalieri, fatto impazzire generazioni di ospiti dei Canterville, ha nel suo arco decine di frecce: travestimenti, trucchi e idee, truci e spaventosi... Ma trecento anni di onorata e fantasmagorica carriera non lo salvano dal cinico materialismo degli Otis. Così, quando vaga di notte agitando catene arrugginite, si trova davanti il premuroso mister Otis che gli consiglia il lubrificante Solare Tammany. Perfetto per oliare le sue vecchie catene e permettere così alla famiglia di riposare senza quel fastidioso rumore.

Ma i nemici numero uno sono i due gemelli Otis. Impertinenti e dispettosi, capaci di incastrare il povero fantasma e di farlo oggetto di scherzi spaventosi, più spaventosi del suo stesso essere fantasma.

E il povero Sir Simon de Canterville si trova quindi a essere ospite sgradito nella sua stessa casa, estraneo al luogo che lo ha visto in vita e in morte, e nel quale ha spadroneggiato per ben tre secoli. Costretto a camminare in punta di piedi per non essere notato, vessato dai gemelli e convinto persino a usare quell'orrendo lubrificante Solare Tammany per silenziare le sue antiche catene.

Sarà solo la gentilezza della dolce Virginia, l'unica figlia degli Otis che non ha mai alzato un dito contro lo spettro, a salvarlo. Una profezia infatti dice che solo le lacrime di un cuore puro potranno redimere il vecchio peccatore. Grazie a lei verrà ritrovato il corpo del signore del maniero, sepolto vivo dai fratelli della moglie da lui uccisa. E grazie a lei si potranno celebrare le esequie a Sir Simon per donargli il tanto agognato sonno eterno, all'ombra degli alberi, nel giardino della morte...

Il delitto di lord Arthur Savile

Lady Windermere è una perfetta padrona di casa. Un invito nel suo salotto di Bentik House è l'oggetto del desiderio della crème di Londra. Nobili, reali, semplici curiosi: tutta la gente che conta calca il pavimento della sua casa, gode della sua presenza e di quella dei suoi protetti. La ricca quanto volubile signora si invaghisce di molte cose e cambia idea “qual piuma al vento”. Ora è il periodo della chiromanzia. E l'ospite d'onore è un ometto come mai ci si aspetterebbe. Non è «né misterioso, né esoterico, né romantico. È un ometto grasso con una buffissima testa pelata e un paio di grossi occhiali cerchiati d'oro». Quell'ometto si chiama Septimus R. Podgers e ha uno studio di chiromanzia in 103a West Moon Street. Oltre che nel salotto di lady Windermere, si intende.

Durante l'ultimo ricevimento di Quaresima, è lui la star. Tutti, dice la padrona di casa, dovrebbero farsi leggere la mano almeno un paio di volte la settimana, non per fare quello che dice, ma giusto per essere informati. E così, uno dopo l'altro, tutti gli ospiti porgono la mano e ascoltano le profezie di questo improbabile indovino: la duchessa Gladys di Paisley, poi lady Flora, sir Thomas, lady Fermor e infine... lord Savile.

Ma gli occhietti scuri dell'indovino, piccoli e penetranti come capocchie di spilli, al vedere la mano di lord Arthur Saville inorridiscono, mentre gocce di sudore imperlano la fronte dell'ometto. Che rimane sul vago, con poche informazioni che tutti trovano scontate. Lord Arthur sta per sposare la sua bella e amata Sybil, e il viaggio prospettato nel suo futuro è più che ovviamente quello di nozze. Cala così il sipario sullo spettacolo esoterico mentre lord Arthur resta solo, insoddisfatto della spiegazione di ripiego di Podgers.

Solo in un secondo momento il veggente, incalzato dall'interessato, gli rivela quello che ha visto nella sua mano: lui, lord Arthur Savile, commetterà un omicidio!

Il povero giovane rimane costernato. Lui, uccidere qualcuno, mai l'avrebbe pensato. E immagina se stesso ricercato, braccato. Ma come può mancare al dovere di adempiere al destino? Come può dare alla sua bella Sybil un marito che non obbedisce al fato? Così, decide di rimandare le nozze finché non abbia adempiuto allo strano dovere. Non sarà mai che, sposati, la povera Sybil debba soggiacere all'umiliazione di un marito colto in flagrante assassinio! Tanto vale cercare una vittima, commettere l'omicidio e liberarsi di quell'ostacolo che lo separa dalla felicità.

Nella ricerca della vittima, lord Arthur tenta un paio di obbiettivi. Tutti piani architettati magistralmente. Tutti piani miseramente falliti. Il povero lord tenta tenta dapprima con una anziana cugina di secondo grado, poi con uno zio. Ma ogni volta, la sorte gli si mette contro e gli impedisce di adempiere all'ormai sacro dovere. Finché una notte sul ponte di Blackfriars... Un'ambientazione surreale, con le case che paiono «costruite di tenebra, come se l'argento avesse modellato il mondo dal nulla» e la cupola della cattedrale di San Paolo che si erge «come una bolla di sapone» a vegliare sullo scorrere del tempo. Sul ponte, dopo l'obelisco di Cleopatra, c'è un ometto, chino sul parapetto. Un ometto dal profilo noto, chino sul parapetto. Un ometto il cui volto grasso, con grossi occhiali cerchiati d'oro, sono riconosciuti da lord Arthur, ed è chino sul parapetto...

È molto facile “suicidare” un uomo chino sul parapetto di un ponte. Basta afferrarlo per i piedi, e giù. E lord Arthur, libero finalmente del suo pesante quanto ineluttabile destino, può sposare la sua bella e amata Sybil e vivere con lei felice e contento. E se Podgers si rivelasse un impostore, non un vero indovino, poco importa ormai. La sorte ha fatto il suo corso...

A questo punto, potrei anche finire la recensione e limitarmi a consigliare la lettura in prima persona dei racconti. È difficile dare un voto a un genio come quello di Oscar Wilde, che si rivela anche in questi divertissement giovanili. Entrambi i pezzi infatti, sono stati scritti nel 1887, quando l'autore ha poco più di trent'anni. Ha scritto e vissuto già molto, ma le sue opere più impegnative devono ancora arrivare: Il ritratto di Dorian Gray ad esempio, è del 1890, e tutta la produzione teatrale non è ancora iniziata. Ma la sua capacità di narrare con un ritmo brioso è già evidente, e la teatralità di questi brevi racconti è palese. Su tutto domina una vena ironica, tagliente e mai banale, capace di sfoggiare aforismi spiazzanti e ben piazzati, in una prosa evocativa ed efficace. Dove poesia e suggestione, sorriso e riflessione si susseguono in un flusso naturale. Il tutto però, in chiave gotica.

In questi scritti, come del resto nella sua intera produzione, Wilde pone sotto un'impietosa lente di ingrandimento l'Inghilterra vittoriana, ipocrita e perbenista, incapace di senso critico a tal punto da piegare il concetto di dovere a un fine del tutto immorale quale l'omicidio (Il delitto di lord Arthur Savile). Non risparmia neppure la società americana, moderna ed emancipata fino alla sfrontatezza, ma proprio per questo incapace di cogliere la spiritualità della vita e di provare la benché minima empatia verso il prossimo (Il fantasma di Canterville). In fondo, sono due modi altrettanto eleganti di gridare che il re è nudo.

La visione scanzonata e disillusa della società, sia inglese che americana, viene a Wilde da esperienze di vita vissuta, sia in madrepatria che oltreoceano. In particolare forse, l'omosessualità che si trova costretto a dissimulare, lo pone nelle condizioni di vedere la falsità del mondo in cui vive. Non dimentichiamo che l'Inghilterra vittoriana condannava come reato l'omosessualità e che lo stesso Wilde, una volta uscito allo scoperto, verrà incarcerato per questo. Ecco quindi, che una civiltà capace di emarginare e discriminare una parte dei propri figli, o li costringe a nascondersi per colpe inesistenti, perde automaticamente credibilità quando parla di buoni sentimenti. E allora i suoi sorrisi diventano smorfie grottesche e le sue carezze, schiaffi dissimulati. Questo lo si può narrare in molti modi. Wilde sceglie l'ironia. La capacità di ironizzare su tutto permette all'autore di trattare argomenti molto seri come il libero arbitrio, la vita oltre la morte, la commercializzazione dell'esistenza, l'empatia e il senso critico. Il tutto però in maniera leggera e riuscendo persino a divertire, in un libro che si legge in un soffio.

  • Voto: 10/10