Cured - Storia di due imaginary boys

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  • Titolo: Cured - Storia di due imaginary boys
  • Editore: Tsunami edizioni
  • Autore: Laurence Tolhurst
  • Uscita italiana: 30 maggio 2019

The Cure.

Un nome che dice tutto soprattutto per chi è addentro al genere Gothic (come si chiama nel Regno Unito dove è nato) o Dark (nel resto del mondo e anche da noi, probabilmente perché è più facile da pronunciare). 

I Cure (è un problema se tolgo il The per un po’?), come Metallica e Depeche Mode, sono una di quelle band di cui tutti sanno chi siano, anche se non le hanno mai ascoltate. O almeno ci si ricorda del tipo pallido col rossetto sbavato e i capelli scompigliati appena se ne sente parlare. 

I Cure, che per almeno il 90% di chi sta leggendo avranno fatto da sarti consigliando lunghe giacche nere e anfibi stile vigile urbano. 

I Cure, fondati da tre ragazzi immaginari che ormai sono arrivati alla soglia dei 60 anni: Robert Smith, Laurence Tolhurst e Michael Dempsey.

Questa biografia è stata scritta direttamente dalle mani di uno di loro, in particolare dal batterista poi tastierista poi trombettista della band Laurence Tolhurst detto “Lol”.

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A dispetto del suo soprannome, nonostante sfogliando le pagine si possa ridere in alcuni passaggi, nella maggior parte si deve riflettere e rattristarsi per il declino di un uomo dovuto a problemi di alcool e droghe e alla crescita in una famiglia con padre assente a sua volta alcolizzato e una madre morta troppo presto.

Questo racconto che inizia nel 1964 quando Lol aveva 5 anni (e incontra per la prima volta Robert Smith alla fermata del tram nel giorno iniziale di scuola) arrivando sino al 2016 è la lunga strada percorsa da un uomo per redimersi e riprendere in mano la propria vita, racconto scritto con larga dose di umiltà.

Lol più volte chiede scusa e fa sentire il suo senso di inferiorità nei confronti in particolare di Robert, l’amico fraterno con cui aveva iniziato il viaggio nei Cure per finirlo in un’aula di tribunale.

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Ad essere pignoli non è nemmeno un’autobiografia ma un memoriale, che non è proprio la stessa cosa come Lol stesso ci tiene a precisare nella prefazione. Questo è il modo in cui lui ricorda gli eventi. Questo lavoro gli è costato molte conversazioni con vecchi amici e nemici, notti insonni e un ritorno nell’amata/odiata Inghilterra (vive ormai da anni con la moglie in California, Los Angeles) nel paesino di Crawley dove tutto è cominciato, una di quelle grigie piccole città della terra d’Albione dove il massimo della vita è tirare a freccette al pub il sabato sera dopo la decima birra.

Insomma questo è un libro fondamentale per tutti i fan della band ma anche una biografia Rock differente. Priva di tutte le spacconate che ci aspettiamo dalle star in stile Rolling Stones, qui sesso e droga sono presenze costanti ma mai approfondite con aneddoti pruriginosi. Basti prendere un personaggio come Robert Smith che pur essendo a capo di tutta la baracca è sposato sin dal 1988 con la fidanzata storica delle medie, Mary Poole. 

In realtà, nemmeno la genesi dei brani dei The Cure qui è molto specificata: un peccato per chi si aspettava maggiori dettagli musicali, ma in effetti è pur sempre il racconto della vita del batterista, non proprio l’analisi del suo contributo ai brani. Esilarante comunque la sua spiegazione della copertina del primo disco Three imaginary boys, quella con lampada frigo e aspirapolvere su orribile sfondo rosa.

La lettura è ben ricompensata soprattutto dall'umanità della storia di redenzione di Tolhurst che ci racconta il suo più grande demone - l’alcolismo - e i suoi saliscendi durante una carriera decennale con una delle principali band Rock del mondo.

Gli anni analizzati sono in particolare dal 1979 all’89 con un’appendice che tratta sino ai giorni nostri e il lieto fine in cui Lol trova la serenità a lungo cercata grazie ad una compagna ideale, a suo figlio che torna da lui dopo la morte della madre (la sua ex moglie che praticamente non glielo aveva fatto più rivedere dopo il divorzio) e raggiunge una sua nuova dimensione musicale col progetto Levinhurst - il nome deriva dall'incrocio del cognome suo con quello della moglie Cindy Levinson che nella band canta mentre lui si dà di nuovo alla batteria.

A tutto questo dovete aggiungere un viaggio catartico nel deserto e non sto scherzando!

La traduzione di Daria Usacheva dà un tocco intellettuale alle pagine in quanto il linguaggio usato suona molto raffinato in italiano. Non so dire se nell’originale è lo stesso, ma Lol tra i ringraziamenti oltre al bassista dei Guns’n’Roses Duff McKagan (perché ha trovato la sua biografia molto sincera) cita un certo Jim Ruland, suo mentore nella scrittura che pare gli abbia dato modo di affinare la sua maniera di esprimersi.

Interessante questo libro soprattutto per scoprire i primi giorni dei Cure, quando ancora non erano che studenti che facevano fracasso nella sala della scuola e scorrazzavano nei pub nel weekend. Ormai su band celebri come queste si è scritto e si sa tutto, ma aspetti come il lavoro del padre di Robert Smith, sapere se la madre di Robert appoggiasse o meno la band o quali mestieri facessero i tre ragazzi immaginari quando avevano da poco avuto i soldi per comprarsi i loro primi strumenti sono dettagli che difficilmente si trovano ma che nello stesso tempo hanno il potere di rendere questi nostri idoli più vicini.

Mettendo da parte la musica, la lettura risulta piacevole, a sprazzi si ride davvero e ha un tratto lineare che permette con brevi capitoli dai titoli laconici di seguire i vari passaggi che ci hanno dato album fondamentali come Seventeen seconds o Pornography.

La forza dell’intera operazione sta nel fatto che Laurence Tolhurst è un uomo che ha commesso molti sbagli, riuscendo a causa della sua dipendenza dall'alcool a farsi cacciare da una delle band più famose del pianeta in cui era entrato come cofondatore e socio insieme al leader indiscusso Robert Smith che però, vedendo l’apporto di Lol calare ad ogni album e tour appunto per via del suo dedicarsi alla bottiglia a ogni ora, si era trovato costretto appena possibile a declassare Lol a session man al pari di numerosi altri musicisti che sono passati tra le file della band che ha scritto brani quali The hanging gardenFaith e Disintegration.

La prima parte racconta quindi delle peripezie per ottenere un contratto, il famigerato caso delle audizioni alla compagnia tedesca Hansa e poi il passaggio sotto l’ala protettrice di Chris Parry della Fiction, i primi concerti e le dinamiche tra Lol e gli altri due ragazzi immaginari: Lol fungeva sempre da mediatore tra i tre, Robert si occupava della gestione delle risorse della band nonché delle scazzottate coi fan più esagitati o politicizzati (un altro aspetto che non vi aspettereste da questo personaggio quasi infantile nel suo modo di porsi davanti alle telecamere), mentre Michael suonava e basta.

Questa prima parte dura sino al capitolo 20 (cioè quasi tutto il libro) che narra della causa intentata e persa da Lol nei confronti dei Cure. A partire dal ventunesimo capitolo si assiste invece alla vera strada fuori dall’inferno di questo uomo e qui arriva la narrazione più interessante, anche se quanto lo precede è già un gran numero di informazioni fondamentali.

Lol ha perso tutto: il suo posto nella band, la fama, i soldi (la causa lo lasciò alquanto col conto prosciugato), senza amici ma con una casa gigantesca, una sorta di castello in mezzo al bosco. Da qui, con una dipendenza dall'alcool ormai arrivata al limite, cadute da alberi e muretti, blackout che non gli fanno ricordare cosa avesse fatto prima e qualche capatina in cella per questo, Lol decide di rialzarsi e disintossicarsi, allontanarsi dall'Inghilterra di cui non aveva mai amato il meteo umido e ricominciare. Non succede però come nei film di Rocky, qui non si decide di riprendersi e tutto va subito meglio, ma Lol casca ancora. Il bello è che la sua capacità di raccontare le sue scelte e i suoi errori ci rende partecipi e alla fine non si può non ammirare la sua franchezza e anche fare il tifo per lui che - si può dire senza spoilerare niente - ce l’ha fatta.

La parte più toccante è forse quella della riconciliazione con Robert Smith nel 2000 che li ha portati a suonare ancora una volta insieme sul palco i primi dischi dei Cure tutti di fila (idea proprio di Tolhurst).

Il libro è corredato da foto a colori e in bianco e nero che sintetizzano bene i diversi momenti, anche se non sono tante.

Curiosità: i disegni di stelle e cuoricini violetti di tutto il libro sono di Porl Thompson, amico di vecchia data nonché ex chitarrista dei Cure stessi da cui era uscito in quanto troppo tecnico e bravo per lo stile minimale e Punk che Robert voleva agli esordi. 

Da comprare se si è fan dei Cure o se si ha una dipendenza di qualche tipo. Illuminante. Ancora una volta i Cure sono magistrali cantori della malinconia, ma di quella buona che ti fa rialzare la testa e tornare a combattere dopo essersi pianti addosso. E il titolo non poteva che essere Cured!

  • Voto: 8/10