Da presso a Il cerchio verde appare un saggio per conoscere meglio la vita di Machen, scritto da Giacomo Ortolani (lo so, un altro nome che non vi dirà nulla, ma che va ricordato per il lavoro di ricerca non indifferente che ha svolto per spiegare chi sia stato Machen oltre le pagine dei suoi libri) e dal titolo di “In occlusum Regina Palatium”: il cerchio indicibile di Arthur Machen.
Non vi preoccupate, approfondisce molto ma non è lungo!
Ora che ho fatto la sviolinata ai curatori del libro veniamo invece al contenuto vero e proprio di questa opera e qui giungono le note dolenti perché è proprio Machen - nonostante la sua grande e meritata fama - a deluderci e a non rendere giustificabile un prezzo così alto (39 euro) - da applicare in soldoni ad un romanzo di 150 pagine più 3 racconti davvero corti per un totale di 256 pagine. La versione semplice brossurata costa 17,90 e rispetto alla deluxe manca solamente dei tre racconti brevi per un totale di 192 pagine.
La storia de Il cerchio verde non aggiunge assolutamente niente di nuovo ai temi di tutta la carriera del nostro e infatti per cercare di vendere meglio questo libro i curatori nella sinossi su internet lo descrivono come il naturale testamento che raccoglie tutti i temi cari a Machen. Insomma, niente di originale, ma se vi piaceva prima vi piacerà anche adesso, tengono a precisare. Solo che qui la trama è più debole del solito oltre ad aver perso la freschezza dei primi romanzi. Non spiega niente, accadono fatti terribili ma non se ne sa mai il motivo, eppure lo si attende con ansia.
Anche in questo caso la scena si svolge intorno a luoghi ameni e solo all’apparenza incantevoli che nascondono in verità creature e una Natura tutta ostile all’umanità, la quale a sua volta non riesce a capire questo odio ma lo teme e quindi ne parla attraverso leggende e fiabe come quella del Regno delle Fate. Storie che nascondono sotto figure da sogno terrori indicibili. Altro vecchio aspetto di Machen che si ripresenta ciclicamente.
Ancora una volta quindi per Machen non è bene avventurarsi troppo nei boschi, ma i suoi protagonisti sono quasi sempre uomini solitari dediti allo studio e alle passeggiate e anche Lawrence Hillyer (notare che la parola collina - hill - compare già dal nome e di fatto il cerchio verde non è altro che una radura tra le valli) non fa eccezione, ritrovandosi addirittura consigliato dal suo medico londinese a recarsi in vacanza a Porth, sulla costa del Galles, proprio per riallacciare i rapporti con la società per la quale non ha mai provato particolare interesse negli ultimi anni.
Di nuovo ne Il cerchio verde si ha un racconto a più voci come Machen lentamente li sa davvero costruire. Pare una puntata dei Simpsons in cui si parte con Bart che rompe una finestra a scuola e si finisce con la famiglia in vacanza alle Hawaii. Questo per dire che le prime pagine non fanno veramente capire dove si voglia andare a parare, mettendo in campo interventi sui giornali, opinioni di persone qualunque, avvenimenti slegati tra loro e solo poi Lawrence Hillyer e il suo viaggio a fare da filo rosso allo svolgersi della vicenda che si lascia seguire in una costante attesa di qualcosa di rivelatorio che non giunge mai. Ognuno di noi, informato dall’autore che al di là del visibile vi sono popoli e luoghi dove l’uomo non è gradito, sembra lasciato solo nella scelta tra avanzare verso quei popoli o scappare a gambe levate per tornare dai propri simili.
Hillyer è un solitario non molto avvezzo alla comunicazione con gli altri, non interessato alla mondanità, grande studioso per un non ben precisato lavoro di ricerca che lo porta spesso nelle librerie: del tutto isolato dalla società. E questi tipi sono i primi a varcare in qualche modo il velo tra le due dimensioni. Machen stesso, probabilmente dopo la morte dell'adorata prima moglie, non fu altri che uno dei suoi protagonisti.
Nel caso di Hillyer le donne non sono il suo forte ed è quasi esilarante seguire i suoi tentativi puerili di imbastire conversazioni con gli altri ospiti dell’albergo su temi veramente insulsi. Tentativi che spesso finiscono con figuracce che ci fanno dubitare sinceramente che il personaggio suoni vero talmente è imbranato e nonostante la molto probabile somiglianza con la vita dell'autore stesso. Quasi un idiota questo Hillyer nel suo credere fermamente alle storie che trova sulle pagine dei quotidiani e che ripete a pappagallo a chiunque gli capiti a tiro. In questa impietosa descrizione dei giornali e dei loro contenuti - nonché dei loro lettori - si può inoltre leggere il segno amaro che gli anni di Machen da reporter in Fleet Street gli avevano lasciato. Nonostante sia del 1933, l’informazione resta sempre di alta qualità ovunque tu vada!
Partendo da commenti su come il paesaggio della campagna inglese stia andando rovinandosi per via di moderne e funzionali costruzioni si arriva quindi alla storia di Hillyer che viene caldamente consigliato dal medico di riposarsi al mare, lontano da Londra. Giunto a Porth cerca di stare più coi suoi simili, ma non perde il vizio delle passeggiate solitarie. Niente di male sino a qui, se non che la moglie di un contadinotto della zona viene ritrovata brutalmente assassinata e quelle passeggiate solitarie iniziano ad esser viste non proprio di buon occhio. Ma Hillyer come dicevamo non è esattamente una cima e ci mette - parole dello stesso Machen - più tempo di una persona mediamente sensibile a capire che l’aria intorno a lui non è più così bella.
Tutti coloro con cui aveva imbastito con una certa soddisfazione le sue chiacchiere durante la villeggiatura adesso iniziano a evitarlo, poi a pedinarlo, poi a spiarlo e rispondergli decisamente male sino a tendergli un'imboscata per fargli confessare dove sia il suo amico assassino, fino a che lo stesso gestore dell’albergo non gli spiegherà il perché esatto di tutto ciò e lo inviterà a lasciare la stanza.
E il perché è un essere che lo segue dappertutto, ma che solo gli altri vedono pensando che sia l’omicida della donna che la polizia continua a non trovare.
La suspence c’è perché in Machen tutti i dettagli sono dosati estremamente bene e ogni frase può nascondere un particolare chiave della vicenda, ma in questo ultimo romanzo mancano proprio le spiegazioni e di fatto non si troveranno mai.
Niente di che come Hillyer riuscirà a sottrarsi a tutto questo che ha proprio l’aria di essere un caso di persecuzione demoniaca o meglio ancora di Poltergeist, ovvero uno spirito che si manifesta con gran fracasso e che inseguirà Hillyer sino a dentro casa sua a Londra. Non vi dico altro del resto delle trame. Alcune son così brevi da non risultare mai impegnative nemmeno volendo.
Andando invece al saggio di Ortolani, esso calca la mano proprio sulle intenzioni di Machen di svelare cosa si celi oltre il quotidiano, oltre la vita meccanizzata delle fabbriche e delle convenzioni sociali che portano un uomo e una donna a perdere ore per scegliere un singolo mobile nuovo per il proprio soggiorno invece di sentire la vera realtà della vita, le forze che si muovono nel creato e che non conoscono il denaro, vivendo benissimo senza di esso ma a fianco alla nostra dimensione, a contatto, premendo per fagocitare tutto. Machen critica chi vuole sezionare il mondo e misurarlo tutto e si arrocca nella sua scienza convinto che ogni cosa abbia una spiegazione razionale e che se non ce l’ha allora non esista. Sottolinea che ciò che un tempo non capivamo veniva negato e maledetto, ma ora molte scoperte hanno fatto luce e quegli stessi fenomeni che secoli prima erano superstizioni adesso sono semplici e accettati da tutti. Quindi perché non credere al Piccolo Popolo e alla sua malvagità?
Soprattutto il racconto La strada per Dover, l’ultimo della serie, mostra questo punto di vista. Nella nostra realtà ci sono quindi due mondi che proseguono mano nella mano. Ma noi siamo schiacciati in questa presa.
Voto: 6/10

