Mattatoio n.5

 

  • Titolo: Mattatoio N.5
  • Editore: Feltrinelli
  • Autore: Kurt Vonnegut

La fantascienza in letteratura pare abbia avuto la sua età dell’oro tra gli anni 30 e 50 e per la precisione negli Stati Uniti: altri pianeti, viaggi nel tempo, navicelle, omini verdi, invasioni, guerre e donne fatali. Mattatoio numero 5 è tutto questo e nello stesso tempo non lo è.

Kurt Vonnegut, l’autore americano di origine tedesca, è uno dei massimi esponenti del genere ma per uno strano gioco del destino - aveva origini tedesche (il nonno emigrò negli States nel 1848) - si ritrovò a Dresda quando venne bombardata dagli americani durante la Seconda guerra mondiale, indossando la divisa statunitense tra l’altro.

Senza quel fatto, probabilmente non avremmo avuto questo romanzo, uno dei suoi più noti.

Tornando al libro infatti, esso appare più come la rielaborazione del lutto o meglio la rielaborazione del trauma subito dall’autore stesso mentre le bombe cadevano uccidendo circa 135000 persone sopra la sua testa (così scrive Vonnegut nel romanzo basandosi sulle stime di David Irving, scrittore revisionista storico: i calcoli attuali parlano di 35000 morti civili tedeschi, ma cosa cambia!?!? I defunti sono sempre defunti!!!!).

Vonnegut durante il bombardamento era prigioniero dei tedeschi chiuso in un mattatoio sotterraneo insieme a manzi appesi. Schlachthof-Fünf, appunto. Da questo fatto il protagoista, Billy Pilgrim (questo cognome in inglese significa pellegrino e si intuisce non sia stato scelto a caso), inizia il suo pellegrinaggio in una Germania devastata e in fuga dalle armate russe e americane. Vestito sempre più in modo ridicolo, Billy arriverà a salvarsi, tornerà in America, si sposerà con una donna brutta ma ricca e che lo ama moltissimo, diverrà ricco lui stesso e verrà rapito dagli alieni. Iniziando così i suoi viaggi avanti e indietro nel tempo.

Il tutto cadenzato dalla frase “così va la vita” che posta alla fine di molti paragrafi ci fa sorridere nonostante questi raccontino di morti e disgrazie varie. Perché il punto forte di questo romanzo è proprio la critica pungente ma satirica della stupidità umana che porta a sfruttare le nuove generazioni per vecchi contrasti.

Per ribadire questo concetto, il romanzo si basa pure su un altro fatto storico, ovvero la crociata in cui bambini furono mandati a combattere in nome del cristianesimo contro gli infedeli in Terra Santa nel 1212. Questo fatto “storico” non è del tutto chiaro, ma il riferimento è usato da Vonnegut per criticare l’impatto della guerra e della violenza sulla vita degli innocenti e condannare di base ogni uso fanatico dell'esistenza altrui. Qui plauso agli italiani di Genova che li rispedirono a casa dopo averli rifocillati, come citati nel romanzo. La crociata dei bambini è anche il secondo titolo dell’opera.

Lo stile di Vonnegut è abbastanza originale, sia perché nonostante rientri nel romanzo di fantascienza sfocia spesso nello storico (come dicevo, pare proprio che voglia esorcizzare i suoi demoni) e quindi l’autore descrive situazioni di guerra con perizia da documentario, sia perché la vicenda è sviluppata su più linee temporali e luoghi in quanto il protagonista trasmigra da un preciso momento storico all’altro. Vi sono continui flashback, in un periodo che va all’incirca dal 1944 al 1968, escludendo la parentesi del 1212 per introdurre la crociata. Il romanzo uscì nel 1969.

Ogni situazione ha lo scopo di denunciare la guerra e il fondamentalismo. Vonnegut ammise verso la fine della sua vita il suo convinto ateismo.

La parte fantascientifica è affidata all’introduzione del pianeta di Tralfamadore (già presente in altri lavori dell’autore) coi suoi abitanti a forma di sturalavandino verde rovesciato con la ventosa a terra e con una mano aperta con dentro un occhio verde sulla punta, i quali possono vedere nello stesso tempo l’intero scorrere della realtà, passata presente e futura. Per loro quindi il tempo non ha veramente significato e sanno già come il mondo finirà: sarà colpa loro. Anche la morte in tutto ciò non è che un evento tra i tanti e l’importante, secondo la filosofia tralfamadoriana, diviene il ricordare solo i momenti belli. 

Billy Pilgrim viene rapito e posto in uno zoo sotto ad una cupola arredata con oggetti presi a casaccio per dare una parvenza di familiarità al luogo (tv, frighi e altri oggetti-simbolo del consumismo americano). Per soddisfare la curiosità di questi esseri che nel loro intento non sono poi cattivi ma solo studiosi, Billy è osservato ogni momento ed è completamente nudo. I tralfamadoriani gli pongono ogni sorta di domande. Gli viene alla fine anche data una compagna, Montana Wildhack, ovvero una attricetta porno decisamente procace che finirà per innamorarsi di Billy Pilgrim (aveva altra scelta?) e gli darà addirittura un figlio. In effetti, 24 ore su 24 nudi in uno spazio angusto, sebbene anni luce dal pianeta Terra o forse proprio per questo, non poteva che dare tale risultato alla lunga. Anche perché i tralfamadoriani non avevano aggiunto all’arrendamento i contraccettivi.

Dal punto di vista dell’impaginazione appaiono d’improvviso in queste 200 pagine dei disegni visibilmente fatti a mano a sottolineare alcuni particolari. Non sono molti, ma efficaci. Se vi stavate chiedendo ad esempio come debba apparire Montana Wildhack senza veli su un altro pianeta, eccovi accontentati!

Billy Pilgrim, dopo tutto il successo avuto nella vita nonostante fosse stato un soldato smidollato (altra stoccata alla società guerrafondaia?), decide che è finalmente giunto il momento di parlare dei Tralfamadoriani e della loro visione del tempo. Scrive quindi lettere ai giornali facendo disperare la figlia che lo tratta alla pari di un demente. E noi seguiamo le sue disavventure dove la morale comune pare debba essere l’unica via mentre questo vecchio bacucco vuole rincuorarci. Da leggere anche per farsi quattro risate!

Ultima nota: data la sequenza completamente confusa della narrazione il romanzo può avere un finale ad ogni capitolo quindi non spoilero niente se dico che termina con il signor Pilgrim che torna al 13-15 febbraio 1945, ovvero al bombardamento di Dresda.

  • Voto 8/10