Il film ha l'enorme pregio di partire subito: dopo neppure venti minuti dall'inizio la vicenda ha già ingranato e iniziano a palesarsi le creature che saranno il perno su cui si snoderà tutta la vicenda. Sempre più abituati a pellicole che sbocconcellano indizi e frame confusi di creature e mostri che si vedono poi solo nell'ultima parte della storia (e che spesso risultano anche deludenti sul piano visivo), qui gli uomini pesce sono visti in tutto il loro inquietante e alieno splendore, soprattutto grazie al personaggio di Aneris, l'esemplare femminile utilizzato dal vecchio Gruner come serva e schiava sessuale.
La storia riprende a piene mani dalle opere letterarie di mostri sacri del genere horror, gotico e weird quali H. P. Lovecraft (il richiamo al racconto Dagon e alla stirpe di uomini pesce credo che sia lampante per ogni cultore del Solitario di Providence); la produzione gotica di A. C. Doyle, con personaggi misantropi che ne affollano i racconti e che sono splendidamente rappresentati dai protagonisti della vicenda e l'E. A. Poe del romanzo Le avventure di Gordon Pym e del racconto incompiuto Il faro.
Il film, tratto dall'ononimo romanzo di Albert Sanchez Pinol, è tutto filtrato dal punto di vista del protagonista, che accompagna le immagini spettacolari e la regia chirurgica con pensieri e riflessioni di spessore sempre calzanti, che oscillano tra le citazioni colte a poesie (come, per esempio, la frase "nessuna persona è un'isola", tratta dalla celebre Meditazione XVII di John Donne), filosofi e pensatori, a semplici interrogativi morali e civili che il ragazzo si porrà sempre più spesso mentre la storia si sviluppa.
Colonna portante della storia è il triangolo tra Gruner, il protagonista e la sub umana Aneris, legame instabile e fortemente tossico, che vede la polarità negativa oscillare nel corso della narrazione tra l'uomo e la creatura, fino a che il film non ci urla in faccia che alla fine il vero nemico dell'uomo è, e sempre sarà, sé stesso.
I molti riferimenti all'annus horribilis 1914, anno dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, ha dato adito a interpretazioni della pellicola che la vedono come una grande allegoria della guerra e dell'Imperialismo europeo che proprio in quel conflitto ha visto il suo primo sbocco drammatico di dimensioni mondiali. Secondo me però questa interpretazione risulta troppo limitante, soprattutto per un messaggio che sceglie la via del fantastico e della fantasia per potersi esprimere nel modo più universale e trasversale possibile.
Infatti, qui non ci sono né vincitori, né vinti, ma solo sconfitti: le creature appartenenti alla specie di Aneris perdono centinaia di loro fratelli nella guerra contro i due uomini; Gruner perde il senno e la vita per inseguire una lotta disperata, una lotta che odia e ama allo stesso modo, perché ormai rappresenta la sua sola ragione di vita; la stessa Aneris, sopraffatta dall'uomo (perché innamorata dell'uomo o per altri motivi non ci è dato sapere), resterà in bilico tra la propria specie e l'uomo. Il protagonista, infine, è costretto a vivere la spirale di follia che ha afferrato Gruner prima di lui.
In definitiva Gens ci regala una storia cupa, onirica e dal sapore gotico come poche se ne vedono negli ultimi anni, riuscendo a fondere il piacere per citazioni e meccaniche care a tutti gli amanti del genere ma riuscendo a infondere nell'opera un sentito unico, originale e particolarissimo.
L'unico dispiacere lo offre solo il personaggio di Aneris, che per via della sua forte differenza con la mente umana rimane insondabile per tutto il corso del film, lasciando allo spettatore la domanda "ma perché non fugge e torna dal suo popolo?" senza una risposta e senza un briciolo di indizio per potersi rispondere autonomamente in modo soddisfacente.
- Voto: 7,5

