Bone Tomahawk

Bone Tomahawk 2015

  • Titolo: Bone Tomahawak
  • Regia: S. Craig Zahler
  • Paese e anno di distribuzione: Stati Uniti d'America, 2015
  • Durata: 133 minuti 

Esordio del regista e musicista metal S. Craig Zahler (che ha composto anche le musiche della pellicola), il film è un mix tra un western di stampo new age e un horror di chiara discendenza craveniana.

Siamo nel vecchio West, indicativamente a metà dell’ottocento. I tagliagole Purvis e Buddy stanno rapinando dei poveretti che hanno appena ucciso quando, per sfuggire alla legge, entrano in una gola rocciosa e trovano un cimitero indiano. Buddy non perde tempo e inizia a profanare le tombe ma un tomahawk lo uccide.

Undici giorni dopo Purvis arriva alla cittadina di Bright Hope febbricitante e viene visto dal vecchio Cicoria, il simbolico braccio destro dello sceriffo, mentre sotterra il suo bottino sottoterra.

Avvertito dal suo aiutante lo sceriffo Franklin Hunt  va a interrogare l’uomo nel saloon della città ma lo straniero tenta la fuga e viene ferito alla gamba dalla pistola dello sceriffo.

Rinchiuso in una cella, il tagliagole viene medicato e operato dalla signora Samantha O’Dwyer, moglie del mandriano Arthur; e per assicurarsi della corretta guarigione del convalescente la donna decide di passare la notte con lui in prigione.

Quando il giorno dopo lo sceriffo torna nel suo ufficio però scopre che il prigioniero, la donna e il giovane vicesceriffo Nick sono stati rapiti. L’unica traccia sulla scena del crimine è una freccia con la punta ricavata dal cranio di un piccolo volatile.

Hunt porta l’oggetto a far esaminare dal professore indiano della città, che gli rivela che quel tipo di arma viene usata solo da una particolare tribù indiana di trogloditi dediti all’incesto e al cannibalismo.

Così un gruppo formato dallo sceriffo Hunt, il vecchio Cicoria, Arthur O’Dwyer e il dandy John Brooder parte per cercare di liberare i prigionieri, non sapendo che i cannibali saranno solo uno degli ostacoli che incontreranno durante il loro percorso…

 Il film ha una regia molto pulita, a tratti poetica, con dei piacevoli dettagli della scenografia (soprattutto quando ci troviamo nella città) che ci fa respirare in pieno l’atmosfera del vecchio West.

La stessa cosa succede nelle scene ambientate nel deserto, dove soprattutto le musiche ci riportano alle atmosfere dei vecchi film di inseguimenti americani tipo Sentieri selvaggi (1956) del leggendario regista John Ford.

Anche i dialoghi risultano particolarmente brillanti, soprattutto nei lunghi monologhi del vecchio Cicoria che, ossessionato dalla figura di Hunt, non perde occasione per parlare con lui degli argomenti più svariati (dal modo migliore per leggere un libro durante il bagno alla credibilità dei circhi delle pulci), regalando allo spettatore dei momenti di svago e di rilassatezza nella tensione della caccia che non risulteranno estranei al pubblico di Tarantino.

Il cast è tutto ben calato nella parte, a cominciare da Kurt Russell nel ruolo di un credibilissimo sceriffo di provincia al mandriano dalla gamba infortunata Arthur O’Dweyr, interpretato da un Patrick Wilson molto ispirato. Inoltre il Cicoria di Richard Wilson è un personaggio la cui schietta simpatia e semplicità non può lasciare indifferenti.

Ma passiamo alla sola (ma vistosa) nota dolente del film: il lato horror della pellicola.

Nel film sono presenti molte scene di omicidi, sono presenti molte riprese esplicite di ferite più o meno gravi, ma questo più che soddisfare il bisogno di gore e violenza degli amanti del genere sembra quasi un volere aggiungere delle tinte più cupe ad una storia squisitamente storica.

La cosa non sarebbe un problema, se non fosse che la scintilla che fa accendere la curiosità dello spettatore è proprio la presenza della tribù indiana che, in modo poco o per nulla velato, ricalca le orme dei mutanti di Le colline hanno gli occhi: tutte e due i gruppi vivono in grotte situate tra montagne rocciose e impenetrabili, tutti e due sono cannibali ed entrambe praticano l’incesto per mandare avanti la linea di sangue.

Perciò è un vero peccato che questo elemento nel film non sia stato sviluppato abbastanza, rimanendo celato e appena abbozzato per la maggior parte del tempo e riuscendo a regalare solo due vere e proprie scene gore, che però non riescono a soddisfare lo spettatore.

In definitiva questo si presenta come un bellissimo film western ma come un mediocre film horror. Non so se le reali aspirazioni del regista fossero queste, ma sul finale io ho avvertito un forte senso di mancanza verso quel sangue e quella violenza che la breve descrizione della storia mi aveva fatto attendere con trepidazione.

Un vero peccato per un film che aveva tutte le carte in regola per diventare un vero must watch del genere.

  • Voto: 7
Reviewer