The Wolfman

  • Titolo: The Wolfman
  • Regia: Joe Johnston
  • Nazione e anno di produzione: USA, UK, 2010
  • Uscita in Italia: 2010
  • Durata: 118 minuti

Blackmoor, Inghilterra, autunno 1891. Alla magione di Talbot Hall arriva un giovane tarchiato ma elegante. I suoi occhi scuri sono piccoli e penetranti, le labbra sono carnose, i capelli sono corti, lisci e neri. Indossa un lussuoso cappotto con un ampio collo di pelliccia e una bombetta sulle ventitré; porta un raffinato bastone da passeggio con l'impugnatura in argento, che raffigura un lupo. Il giovane è un affermato attore, il suo nome è Lawrence Talbot, e quella è la casa dove ha vissuto la propria infanzia. L'occasione del ritorno non è gioiosa: infatti, suo fratello Benjamin (Ben) è scomparso da diverse settimane, è stata la fidanzata di questi, Gwen Conliffe, che ha richiesto con insistenza il suo aiuto per far luce sulla vicenda.

La casa che accoglie il giovane non è curata: nello sfarzoso ingresso, dominato da uno scalone imponente, foglie e sporcizia imbrattano il pavimento e tutto è avvolto nella penombra, mentre pesanti ragnatele ingombrano lo sguardo. L'ambiente è affollato di sculture e arredi lussuosi, ma tutto pare in stato di abbandono. Tuttavia, la dimora non è disabitata. Vi vive infatti John Talbot, il padre di Lawrence, con il fedele servitore indiano Singh; ospite temporanea è la giovane Gwen. Lawrence ancora non sa che la famiglia è già in lutto: pochi giorni prima infatti, Benjamin è stato ritrovato cadavere. Malgrado lo stato di avanzata decomposizione, appare a tutti evidente che il giovane, prima di morire, è stato straziato da ferite e mutilazioni così gravi da non poter passare inosservate. Chi può avere infierito su una persona con tanta forza e violenza? Un animale o un uomo? Tali circostanze, unite al fatto che nella stessa notte altri due uomini hanno avuto la stessa sorte, preoccupano non solo la famiglia ma l'intero villaggio, e riaprono vecchie inquietudini tra gli abitanti. Nella taverna infatti, un anziano ricorda che venticinque anni prima, suo padre aveva scoperto un licantropo a Blackmoor. La bestia aveva sterminato il suo gregge, straziando gli animali con una crudeltà inaudita. Il padre era sopravvissuto, ma per tutta la vita non era mai più uscito di casa nelle notti di plenilunio. E per difendersi, aveva fuso l'argenteria di casa per ricavarne pallottole: solo l'argento infatti, è in grado di uccidere il licantropo.

Il racconto dell'uomo impressiona gli abitanti del piccolo villaggio, tuttavia la maggior parte di loro crede che il responsabile dell'eccidio possa essere, più semplicemente, un animale feroce. L'attenzione è puntata sul vecchio orso addestrato in una comunità di zingari, che da poco si sono stabiliti nelle vicinanze. L'ipotesi però cade presto. Quando infatti, una notte di luna piena, un mostro aggredisce l'accampamento zingaro e uccide diverse persone, appare chiaro che il responsabile è un altro. Qualcosa che gli zingari sembrano conoscere bene.

Lawrence, presente all'aggressione di quello che gli zingari chiamano il diavolo, decide di inseguire lo strano essere. Infatti ha giurato a Gwen che riuscirà a scoprire la verità sulla morte del fratello e non vuole mancare alla promessa. Durante l'inseguimento però, viene a sua volta aggredito e ferito gravemente. Soccorso appena in tempo per non essere ucciso, è curato da Maleva, l'anziana veggente della comunità degli zingari. Maleva conosce la sorte di Lawrence: l'uomo infatti è stato aggredito da un Lupo Mannaro ed è destinato a diventare un mostro lui stesso. Ciononostante, sceglie di suturare la sua ferita e riportarlo al Talbot Hall, dove è accolto dal padre e da Gwen che lo assiste nella convalescenza. Questi giorni uniscono i due giovani, che iniziano a provare sentimenti reciproci. Grazie alle cure e al riposo, ben presto Lawrence inizia a stare meglio, ma la velocità della sua guarigione è sorprendente e pare innaturale: infatti, non solo la ferita si rimargina, ma persino i legamenti tranciati dal morso si saldano e riprendono forza senza alcun intervento. Questo insospettisce il medico del villaggio, il dottor Lloyd, che non si capacita di come tale recupero possa essere stato possibile.

Nel frattempo, a Blackmoor arriva l'ispettore Abberline, incaricato da Scotland Yard di indagare sulla morte di Ben Talbot. L'ispettore chiede di interrogare Lawrence su alcune circostanze che non gli appaiono chiare. E durante il colloquio non nasconde di nutrire sospetti proprio su di lui. Anche gli abitanti del villaggio, capitanati dal reverendo Fisk e dal dottor Lloyd, non vedono Lawrence di buon occhio. Convinti che il giovane sia stato aggredito da un licantropo, cercano di sottrarlo alla famiglia e rinchiuderlo in un luogo sicuro, considerato che si sta avvicinando il periodo del plenilunio. L'intervento del padre in sua difesa però, sbaraglia il loro tentativo, e i loro discorsi sono sminuiti come superstizioni di contadini, ignoranti e impauriti.

Lawrence, d'altra parte, si sente sempre più strano. Non solo la ferita e la cicatrice del morso sono completamente scomparse, ma anche altri fenomeni lo preoccupano: infatti i suoi sensi si sono acuiti enormemente e la sua forza fisica è aumentata a dismisura. Inoltre, le sue notti sono tormentate da incubi che lo riportano ad eventi del passato e in particolare alla morte violenta della madre. Questi segnali inquietano l'uomo che una notte scongiura Gwen di lasciare con urgenza la magione e tornare il prima possibile a Londra. Sente infatti che quel villaggio, e in particolare quella casa, non sono più sicure per lei.

Non passa molto tempo prima che Lawrence scopra che il padre da tempo è solito passare le notti di plenilunio in una cripta dedicata alla moglie, la cui porta viene chiusa a chiave e custodita da Singh. E ancora, che gli abitanti del villaggio hanno ragione: la sua prima metamorfosi lo coglie alla sprovvista mentre si allontana dalla cripta. Divenuto lupo, si scaglia contro gli uomini che nel frattempo si erano appostati nel bosco per intrappolarlo e ne uccide diversi. Il mattino seguente si risveglia di nuovo umano, scalzo e con gli abiti imbrattati di sangue. Il proprio e quello delle sue vittime. A questo punto è il padre a consegnarlo alle autorità, additandolo come il colpevole di tutte le malefatte anche passate, del mostro.

L'uomo è portato nel manicomio di Lambeth, a Londra, dove viene curato dal dottor Hoenneger per licantropia clinica. Qui viene visitato dal padre che dimostra di conoscere molto bene il suo male. Lui stesso ne è affetto avendo subito in India, molto anni addietro, l'aggressione da parte di un ragazzo-lupo. Grazie all'aiuto di Singh, conosciuto in quelle stesse circostanze e da allora suo fedele servitore, l'uomo è quasi sempre riuscito ad arginare il proprio stato, facendosi rinchiudere nelle notti di luna piena. Solo in alcune occasioni la sua furia bestiale non è stata contenuta: una di queste, la notte in cui la madre di Lawrence è morta. L'altra, la notte in cui è morto Benjamin. E infine, la notte in cui ha aggredito lo stesso Lawrence. La consapevolezza che il padre è il responsabile dei lutti familiari e quindi del dolore che lo opprime da sempre, spinge il giovane a odiare il padre, con il quale già non ha buoni rapporti. E mentre John si allontana verso l'uscita, i corridoi del manicomio risuonano delle urla di Lawrence che gli promette di ucciderlo.

L'occasione arriva una sera di plenilunio, nella quale il dottor Hoenneger, convinto di aver guarito Talbot dalla sua licantropia, decide di rendere noto ai colleghi il caso di Talbot. Alla vista dell'asteroide, Lawrence inevitabilmente si trasforma di nuovo nel mostro, uccide alcuni tra i presenti e fugge dal manicomio, seminando il panico in città. La mattina, tornato uomo, riesce a trovare rifugio nella casa di Gwen. Qui viene raggiunto dall'ispettore Abberline che gli sta alle calcagna; riesce però a sfuggirgli e a tornare a Blackmoor.

Alla magione, Lawrence trova il cadavere del fedele Singh; si appropria quindi del suo fucile e delle sue cartucce d'argento. Nella casa ormai deserta, si mette quindi alla ricerca del padre, deciso a ucciderlo.

Nel frattempo, sia l'ispettore che Gwen raggiungono il villaggio, ciascuno con opposte intenzioni. Il primo vuole uccidere il mostro, la seconda invece, è decisa a salvare l'uomo del quale è innamorata...

Il film, pur vincitore dell'Oscar per il miglior trucco, non ha avuto un grosso successo di pubblico e critica. Devo convenire che infatti, la trama risulta un po' macchinosa e il finale lascia alquanto perplessi. La storia non sottolinea alcun messaggio preciso. In alcuni punti pare emergere una questione: qual è il confine tra uomo e bestia? La condizione di uomo-lupo è umana o ferina? Uccidere un uomo-lupo è uccidere una bestia, o un uomo? Tale questione avrebbe potuto essere sviluppata maggiormente e invece, il filo del discorso è esile. Gli viene preferita l'azione: lunghe sequenze sono dedicate alla metamorfosi, alle aggressioni e alle cacce, ma a lungo andare, diventa monotono. Fino alla scena, quasi alla fine, in cui assistiamo alla lotta tra padre e figlio, entrambi trasformati in lupi, che francamente ha del grottesco.

Apprezzabili invece, la fotografia e la colonna sonora. La seconda accompagna lo svolgimento della trama sottolineandone i momenti focali senza mai prevaricare. La prima sfrutta molto bene le inquadrature di sghimbescio, i controluce, le illuminazioni bluastre, gli spot che lasciano ampie zone di ombra. Anche la profondità di campo ridotta aiuta a ridurre la visibilità delle scene, aumentando l'inquietudine e il senso di sospensione dell'atmosfera.

Il film è il rifacimento de L'uomo lupo, film del 1941 del regista George Waggner (e dove troviamo anche la partecipazione dell'attore ungherese Bela Lugosi, noto per aver ricoperto il ruolo di Dracula sia a teatro che al cinema). The Wolfman riprende, della pellicola precedente, i personaggi e le vicende, senza peraltro evitare modifiche anche importanti, specie nella trama.

La figura del licantropo, sospesa tra scienza e superstizione, è presente in moltissime culture ed epoche in tutto il mondo. Spesso, viene intrecciata con quella del vampiro e della strega. A differenza di altri personaggi classici però, come Dracula, manca non solo il riferimento letterario classico, ma anche la corposa filmografia. Forse il film ha risentito anche di questo.

  • Voto: 6,5/10