Victor: La storia segreta di Frankenstein

  • Titolo: Victor – La storia segreta del dottor Frankenstein
  • Regia: Paul McGuigan
  • Nazione e anno di produzione: USA, 2015
  • Uscita in Italia: 6 aprile 2016
  • Distributore italiano: 20th Century Fox
  • Durata: 110 minuti

«Perché sei truccato così?»

«Sono un pagliaccio, signore»

«Tu non sei un pagliaccio. Sei un medico, che in meno di un minuto ha eseguito un'operazione senza un bisturi»

«Sono un medico e un pagliaccio»...

Quella sera, il destino del Ragazzo Senza Nome cambiò. Come pure quello dell'acrobata alla quale lui aveva appena salvato la vita.

Londra fine Ottocento. Lorelei, la star del circo Barnaby, cade dal trapezio durante un'esibizione e non riesce a respirare, per una frattura a una clavicola e la lussazione di una spalla che le comprime lo sterno. In suo soccorso arriva il pagliaccio gobbo della compagnia, un trovatello senza un nome e senza un passato, innamorato di lei e appassionato di medicina e anatomia. Con l'aiuto di un misterioso gentiluomo dall'aspetto e modi decisi, il ragazzo (Daniel Radcliffe) riesce a salvare la ragazza da una morte certa. La sua prontezza colpisce lo sconosciuto che gli promette di portarlo via da quel posto.

Il gentiluomo si chiama Victor Frankenstein (James McAvoy), e quella notte stessa torna al circo, dove il ragazzo nel frattempo è stato rinchiuso in una gabbia per evitare che fugga. E lo libera. Durante la fuga però, uno degli artisti muore, questo attira l'attenzione del detective Turpin di Scotland Yard (Andrew Scott). Il detective è sulle tracce di un misterioso individuo che ruba parti amputate di animali. Poiché nel circo viene trovato un sacchetto contenente la zampa di una leonessa morta da poco, ritiene probabile che l'enigmatico ladro sia il gentiluomo che ha liberato il ragazzo. Per questo, malgrado sia convinto della loro innocenza, Turpin decide di far ricercare i due per omicidio.

Dopo la fuga, il ragazzo e il gentiluomo giungono a casa di quest'ultimo. Questi rivela di essere uno studente di medicina, annoiato dal livello basso della sua istruzione e interessato a ben altri progetti. Come prima cosa, drena l'ascesso sulla schiena del ragazzo, eliminando così la gobba, poi gli mette un busto per correggergli la postura. Gli dà anche un nome: Igor Strausman. Poi, riconosciuta la sua brillantezza, gli propone di collaborare al suo progetto, destinato a restare nella storia, cambiandola. Lo studente è molto deciso di sé, ma dimostra sbalzi d'umore e momenti di forte irascibilità; d'altro canto, Igor è stregato dalla personalità del nuovo amico e si sente onorato della sua considerazione. Nessuno ha mai creduto in lui e la possibilità di disporre di uno studio tutto proprio, oltre alla fame di conoscenza, lo convince ad accettare.

Nel frattempo, Igor riesce a trovare la bella Lorelei (Jessica Brown Findlay) nell'ospedale cittadino e di nascosto le fa somministrare dei farmaci che la rimettono in sesto fino alle dimissioni.

La ritroverà al ricevimento di un circolo esclusivo, dove si è recato con Victor. Non potendo più esibirsi, è stata ceduta a un gentiluomo che l'ha sposata per mascherare, col matrimonio, la propria omosessualità. Forte del suo aspetto rinnovato, si presenta alla ragazza che lo riconosce e si scopre attratta da lui.

Presto, Igor e Victor iniziano a collaborare al progetto di cui però lo studente non vuole svelare i dettagli. Igor sa solo che lo scopo è far rivivere organi di animali morti; non può immaginare che i pezzi ai quali lavora sono destinati a comporre il corpo di un animale da riportare in vita. Creare una vita dal nulla, rendere la morte uno stato temporaneo: questo è l'ambizione del dottor Frankenstein.

Quando però la prima creatura viene presentata al Royal College di Medicina, si rivela feroce, dotata di una forza e agilità tali da renderla pericolosa. Viene quindi uccisa, non senza fatica. Il detective Turpin, chiamato a indagare su questo nuovo accadimento, inizia a combinare i pezzi e a capire il gioco dello stravagante studente.

Intanto Lorelei, che ha assistito all'esperimento, mette in guardia Igor dal suo strano amico e dalle sue ambizioni. La ragazza è intimorita dall'innaturalità del progetto di Frankenstein. Malgrado ne riconosca la grandezza, ne teme le conseguenze. Ma Victor è convinto della sua idea e non si ferma: dopo il primo esperimento con un animale, il suo scopo è riuscire a creare e dare vita a un essere umano. Igor si trova in mezzo, combattuto tra due pensieri e due direzioni da prendere. Da un lato è intimorito dalle conseguenze che il piano di Frankenstein potrebbe avere: lui che è stato “mostro” del circo, vittima dei maltrattamenti e dell'isolamento, si chiede cosa ne sarà della nuova creatura, una volta messa in vita. D'altro lato, si sente coinvolto dal desiderio di scoperta e di conoscenza, dalla sfida ai limiti umani; inoltre, l'empatia che si è creata con Victor lo travolge. Così, durante una sbornia notturna, i due amici progettano il nuovo Prometeo: un gigante con due cuori e quattro polmoni.

Convinto sostenitore del progetto è Finnegan, rampollo di una nobile e ricchissima famiglia scozzese, che dopo la dimostrazione al Royal College si è offerto di finanziarlo e proteggere i suoi fautori. Il suo ruolo è fondamentale quando il detective Turpin irrompe a casa di Frankenstein, pur senza un mandato, per arrestare lo studente e il suo assistente; questi riescono a fuggire su una carrozza mandata dal magnate. A casa di Finnegan Igor ha un chiarimento con l'amico e, davanti alla proposta di proseguire le ricerche in uno dei castelli scozzesi del loro protettore, sceglie di non andare.

Mentre lo studente parte da solo, Finnegan rivela a Igor di voler sfruttare economicamente la scoperta di Frankenstein, liberandosi di lui una volta che non gli fosse più utile. E poiché sa troppe cose, fa legare il ragazzo e lo fa gettare nel Tamigi. Igor però, riesce a liberarsi e salvarsi. Grazie alle cure di Lorelei si riprende e decide di raggiungere l'amico in Scozia, per metterlo in guardia dalle intenzioni del finanziatore e farlo desistere dal suo folle progetto. Ma l'uomo che hanno ideato insieme è già assemblato, pronto a essere portato in vita... 

In una modernità dove la scienza pretende di avere l'ultima parola su tutto, questo film punta sul confine che l'uomo deve accettare alle proprie ricerche. Nell'ottica di superare in continuazione i propri limiti, quale soglia non deve mai essere varcata? Esistono fini tanto grandi da giustificare qualunque azione? La ricerca deve preoccuparsi di come e da chi saranno applicate le sue scoperte? Deve preoccuparsi dell'uso che ne verrà fatto? Fin dove il ricercatore è responsabile per ciò che crea? Ma soprattutto, c'è un momento in cui la ricerca scientifica e la sua applicazione diventano un sostituirsi a Dio?

Questi sono le cose che Turpin rimprovera a Victor. La morte è un passaggio a una sola direzione, ma la morte non esiste, se si crede in un qualcosa di superiore. Questo sostiene Turpin. E il lavoro di Frankenstein è quindi ispirata dal demonio, che è colui che aspira a sfidare Dio. «Non esiste il demonio, non esiste dio, esistono solo gli uomini. Esisto solo io...» gli risponde Victor. Con questo, chiudendo il terreno a ogni tipo di discussione.

Le sue creazioni, frutto della curiosità e della scoperta fine a se stessa, non hanno però anima. Sono puro funzionamento meccanico, come meccanico è il processo della loro creazione. Il fallimento dell'uomo che intende superare i propri limiti è questo. La sua creatura non lo riconosce e non è in grado di provare alcuna emozione. Se il movimento del corpo è regolato da leggi chimiche e fisiche, i sentimenti obbediscono ad altri meccanismi.

Le atmosfere del film sono sottolineate da una fotografia molto marcata: inquadrature dal basso, dall'alto, di sbieco, una profondità di campo fortemente limitata punta l'attenzione del pubblico ora al primo piano, ora allo sfondo. In questo modo, la realtà è sempre frutto di una visione parziale, come si evince anche dai frequenti giochi di riflessi e controluce. Luci fredde, a spot, aggiungono suggestione al tutto.

Il rapporto tra genio e follia e lo scontro con un'autorità opprimente, rivivono nel personaggio di Victor: l'incontro con il padre ricorda certe sequenze del film Amadeus (1984) così come i suoi sbalzi di umore e la consapevolezza delle proprie potenzialità. Il punto di vista di Igor, il vero protagonista della storia, permette ora di avvicinarci, ora di allontanarci dallo studente, altalenando nei dubbi e negli entusiasmi del suo giovane aiutante. In questo modo possiamo cogliere i lati oscuri del personaggio di Victor, i suoi contrasti irrisolti e le sofferenze che lo hanno portato lì. Tutti elementi che si aggiungono alla narrazione man mano che Igor impara a conoscere il suo amico.

Igor, del resto, è la migliore delle creazioni di Victor. Che ne ha riconosciuto le potenzialità sotto le spoglie del pagliaccio, le ha valorizzate, gli ha dato persino un nome. Permettendogli di diventare, da “mostro” che era, un uomo con una precisa identità. 

Un film di grande suggestione, in cui il soggetto del romanzo di Mary Shelley offre solo lo spunto per una trama del tutto indipendente dall'opera letteraria e si offre a riflessioni sul ruolo e i limiti della scienza e della tecnologia, e dei loro rapporti con la morale. Alcuni spunti di riflessione sono più evidenti e sviluppati, altri invece, sono presenti solo in embrione. La pellicola alterna sequenze di azioni incalzanti a momenti più riflessivi e questo equilibra il ritmo narrativo del film. Nella prima parte, si concentra l'uso dello slow motion per evidenziare alcune azioni che altrimenti passerebbero inosservate. Buona la prova dei due protagonisti, James McAvoy e Daniel Radcliffe, rispettivamente nei panni di Victor Frankenstein e Igor Strausman. Nel complesso, un bel film.

  • Voto: 8,5/10