Nosferatu, il principe della notte, è ambientata a metà Ottocento a Wismar, cittadina sul Mar Baltico. Qui vive il giovane agente immobiliare Jonathan Harker (interpretato da Bruno Ganz) insieme alla moglie Lucy (Isabelle Adjani). Quando riceve l'offerta di viaggiare fino in Transilvania, per trattare la compravendita di un immobile con un nobile locale, un tale Conte Dracula, il giovane, allettato dalla provvigione, decide di accettare, malgrado i presentimenti della consorte che da alcuni giorni è tormentata da incubi premonitori. Intraprende pertanto un improbabile viaggio a cavallo (esistevano i servizi di diligenza) fino alla lontana Romania. Qui, in un ambiente naturale traboccante abitato da una popolazione arretrata e primitiva, Jonathan confida le ragioni del suo viaggio e viene da tutti scongiurato di non proseguire. Nessuno lo vuole aiutare a raggiungere la sua meta, neanche su lauto compenso. Solo l'ostessa della sua ultima tappa, vista l'irremovibilità del giovane, decide di aiutarlo donandogli un crocifisso e un libro nel quale si narrano strane leggende circa misteriosi e pericolosi esseri assetati di sangue umano, tra i quali l'orribile Nosferatu, il Mai Spirato.
La dimora e la persona del conte non si allontanano da quanto Jonathan si era visto prospettare: il castello ha l'aspetto di un rudere, il conte (Klaus Kinski) è orribilmente pallido, completamente calvo, ha orecchie appuntite e pesanti occhiaie, lunghissime unghie artigliate e denti aguzzi. Inaspettatamente, le sue armi non sono i canini, quanto gli incisivi, cosa che gli conferisce l'aspetto di un grosso roditore (ma i topi, vedremo, hanno un ruolo importante nel film). Il nobile mostra modi pacati e riflessivi e accoglie il giovane con fare equivoco. È gentile e servizievole, ma scatta come una belva affamata, non appena vede il sangue di un piccolo taglio che l'ospite si procura affettando un pezzo di pane. Inoltre, sembra che il conte sia attivo solo di notte. Con la luce dell'alba sparisce dalla vista, senza fornire alcuna motivazione.
Insospettito dall'ambiente e dal padrone di casa, il giovane decide di esplorare le stanze del castello. La sua scoperta è agghiacciante: in una cripta spoglia infatti, scopre che di giorno il suo ospite giace in una bara, con gli occhi aperti ma completamente immobile e privo di sensi.
La paura si impadronisce di lui quando, una notte, il conte si avvicina e lo aggredisce, deciso a lasciarlo nel proprio castello, per prendere il suo posto nel cuore della bella moglie, che ha visto in una miniatura fotografica.
Quando Jonathan lo vede partire, nascosto in una bara piena di terra, intuisce il pericolo che la giovane Lucy correrebbe, qualora il conte raggiungesse Wismar. Deciso a fermarlo, riesce a evadere dal castello e malgrado la febbre che lo consuma, si affretta a inseguire il mostro. I due arrivano quasi contemporaneamente: Jonathan è malato, debole, alienato. Passa tutto il tempo seduto su uno sgabello davanti a una finestra, e non riconosce la moglie. Nosferatu arriva sulla nave, dove tutto l'equipaggio nel frattempo è scomparso misteriosamente. Sull'imbarcazione in arrivo ci sono solo il cadavere del capitano legato al timone e una quantità di topi, e numerose casse piene di terra.
Lo spettacolo spettrale di una nave che arriva senza timoniere, come spinta da una forza misteriosa, non passa inosservata in città. Dal diario di bordo peraltro, emerge che la nave è infetta, e il morbo che porta è niente meno che la terribile peste.
Da qui è un crescendo di orrori. La città, stremata dall'epidemia, celebra i funerali delle vittime, con processioni di centinaia di bare in fila, e nella stessa misura in cui la popolazione umana cala, aumenta quella dei topi. Ormai si cammina in mezzo ai roditori mentre gli infetti, privi di qualunque speranza, consumano gli ultimi giorni in macabre danze e banchetti. Solo Lucy mantiene la lucidità e confida i suoi sospetti all'amico medico, il dottor Van Helsing. La ragazza infatti ha letto il diario del marito e il libro dell'ostessa romena, inoltre ha ricevuto la visita dello strano conte che ha tentato invano di sedurla. Sicuramente lui è il Nosferatu, ed è la causa di tutto il male che aleggia in città. Il medico però non le crede. Sono solo superstizioni, mentre lui, uomo di scienza, non accetta spiegazioni che non siano suffragate da prove sperimentali. Questo spinge Lucy ad agire da sola, fino a sacrificare la propria vita per salvare la città. Questo gesto eroico convince il medico a terminare l'opera della ragazza e trafiggere con un paletto il cuore del malefico conte. Ma questo non servirà a sradicare il male dalla città e dal mondo. Infatti, un altro Nosferatu è pronto a prendere il posto di quello appena annientato...
A conti fatti, tolta qualche parte, il film si discosta notevolmente dal libro; per avere una versione cinematografica rispettosa del romanzo di Stoker, occorrerà attendere il 1992 e Francis Ford Coppola. Ma perché questa discrepanza? Per capire, in questo caso dobbiamo fare un salto nel 1922, quando Murnau non volle pagare i diritti d'autore per il romanzo. Per evitare cause legali perciò, stravolse la trama, cambiò i nomi dei personaggi e le ambientazioni. Inventò anche dettagli che restarono nella leggenda (come il non sopportare la luce del sole). Le parti in cui però le due storie si sovrappongono furono sufficienti per la vedova di Stoker a intentare e vincere la causa contro il regista. Molte sono le copie del film che furono distrutte. Fortunatamente, le superstiti furono sufficienti per tramandare l'opera, poi rifatta da Herzog nel 1978.
Dovendo quindi confrontarsi con due capisaldi, Herzog decise di restare fedele alla trama del film del 1922 e al suo stile marcato, caratterizzato dall'uso espressivo di luci e ombre, l'utilizzo esteso del controluce e delle immagini in silhouettes, una mimica oltremodo espressiva, figure e personaggi quasi caricaturali e situazioni inquietanti che ricordano la pittura del primo dopoguerra tedesco; infine, movimenti enfatizzati e teatrali, come avveniva nel cinema “primitivo”.
D'altro canto, essendo i diritti d'autore esauriti, la versione del 1978 può tornare a dare i nomi originali ai personaggi, pur cambiando certi ruoli e omettendo alcuni tra i protagonisti, perché non funzionali alla nuova trama.
Infine, il ruolo dell'ambiente che nel film di Herzog, come nel romanzo di Stoker, è protagonista. In questo, la fotografia ha il merito di valorizzare i paesaggi naturali, in cui il rapporto con l'uomo ricorda la pittura romantica tedesca e in particolare quella di Friederich.
In conclusione, ammetto che questo film potrebbe non risuonare nelle corde di uno spettatore moderno, abituato a scenari ben più paurosi e truci e a una recitazione decisamente più fluida e verosimile. Per poterlo apprezzare pertanto, occorre contestualizzarlo e considerare la sua posizione nella storia del cinema e della letteratura di questo genere, nonché i richiami artistici in esso contenuti. Sotto questa luce, quelli cha appaiono difetti diventano pregi e il film acquista uno spessore del tutto diverso.
- Voto: 8/10

