Qui, Edward (questo è il nome del ragazzo) incontra una realtà molto diversa dalla propria. I Boggs (Peggy, il marito Bill e il figlio Kevin) sono molto gentili con lui, e lo presentano al vicinato. La sua abilità nell'usare in modo creativo le lunghe dita taglienti gli assicura la benevolenza delle famiglie del quartiere. Intaglia tutte le siepi e le piante, poi si inventa come parrucchiere e infine come toelettatore per cani. Le signore fanno a gara per assicurarsi un servizio da lui. In particolare Joyce, una femme fatale molto convinta e poco convincente, che appena lo vede immagina di poterlo sedurre. Ma il cuore di Edward batte solo per Kim, la figlia adolescente di Peggy. Che all'inizio ne è spaventata, ma poi intuisce il sentimento che il ragazzo nasconde dietro una delicata ritrosia.
Tutti amano Edward. Tutti lo ammirano. Tutti lo cercano. Due eccezioni: Esmeralda, la fanatica che passa gran parte del proprio tempo a intonare inni religiosi su una tastiera sgangherata (per lei, il giovane è l'incarnazione del demonio) e Jim, il fidanzato della bella Kim Boggs. Il quale non riesce a capire la simpatia che pian piano, nasce nella ragazza per quello strano personaggio.
Qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa di creativo, irrompe nella vita stereotipata di questo borgo senza nome. Qualcosa che viene da un ambiente diametralmente opposto: un castello pieno di archi, volte, sculture, stanze buie squarciate da luci improvvise, e le macchine complicate dello scienziato pazzo. Il borgo lo accetta, il borgo lo ama. Ma è davvero così?
Una serie consecutiva di mosse mette in cattiva luce Edward. Ma il cattivo è lui o quelli che cercano di approfittarsi di lui? È lui o è Joyce, che spera di arricchirsi sfruttandone il talento e lo accusa di tentato stupro, quando vede rifiutate le sue avances? È lui o è Jim, che lo convince a scassinare la porta della casa dei genitori, per poterli derubare? Persino Kim approfitta del suo ascendente su Edward per indurlo a fare qualcosa di sbagliato.
Il ribaltamento è inevitabile. Il mondo perfetto e uniformato, il mondo dei colori pastello, delle auto tutte uguali, delle case tutte uguali, delle abitudini tutte uguali, dei discorsi tutti uguali: questo è il vero mostro. Ma in un mondo mostruoso, l'innocenza è una colpa. In un mondo in cui l'amore e l'odio sono intercambiabili, la purezza è una colpa. Non è il mondo che rifiuta Edward, è Edward che capisce che quel mondo non è adatto a lui. L'unica soluzione è andare via. E il più grande gesto di amore nei suoi confronti può essere solo il lasciarlo libero. Lo capisce Peggy. E lo capisce anche Kim che prima di andare, gli dichiara il proprio amore.
Una versione moderna de La Bella e la Bestia. Che strizza l'occhio a Pinocchio, o a Frankenstein. Una fiaba nella quale però il lieto fine non è il solito. Qui il mostro non si converte, non si adatta. La punizione per la sua diversità è l'allontanamento. Ma questa punizione lo salva.
Per questo film, Tim Burton ha potuto beneficiare di un cast d'eccezione: un venticinquenne Johhny Depp interpreta la parte di Edward e un meraviglioso Vincent Price è l'inventore. Le loro parti sono caratterizzate da dialoghi minimali e una comunicazione basata soprattutto sulla mimica facciale, peraltro magistrale per entrambi. Una poco più che diciottenne Winona Rider interpreta la parte di Kim, e Dianne West quella di Peggy, mentre il premio Oscar Alan Arkin è Bill Boggs. Una colonna sonora delicata e perfettamente centrata sulle situazioni (si potrebbe fare una recensione solo su quella) costumi e fotografia straordinari, completano il tutto.
Numerose sono state le candidature e i premi per questo film, peraltro baciato da una grandissima fortuna di pubblico e di critica. Un film che tratta della diversità e di un bisogno inappagato di amore. Le mani, veicolo dell'affettività e del contatto più istintivi, diventano armi; per non ferire, il protagonista deve rinunciare ad accarezzare. Peraltro, chi si affida a lui deve accettare il rischio di essere ferito, seppur involontariamente. A distanza di 32 anni, anche se per motivi differenti, questo film tocca corde vive. Ma la caratteristica dei classici è proprio questa: la capacità di essere sempre attuale, al di là del tempo e delle circostanze che lo hanno creato.
Buona visione..
- Voto: 9,5/10

