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  • Titolo: La scatola dei bottoni di Gwendy
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Autori: Stephen King e Richard Chizmar

Questo ultimissimo lavoro di King in collaborazione col suo grande amico (nonostante io sia un fan di lunga data del visionario di Bangor, non lo avevo mai sentito nominare) Richard Chizmar è davvero atipico per il Re dell’horror: infatti, pur rientrando sempre nel genere, alla protagonista va (quasi) tutto bene!

Praticamente in ogni romanzo di King non solo il protagonista, ma anche tutti i suoi parenti e amici più o meno stretti hanno un tumore o sono morti di cancro da anni o divorati in un tombino, eppure qui la salute la carriera e l’amore della dodicenne Gwendy Peterson (nome completo della protagonista) vanno a gonfie vele. E questo è l’aspetto negativo della storia che si svolge infatti senza particolari emozioni o colpi di scena, pur leggendosi bene col solito stile liscio di King.  

Non so dire quanto la vicenda sia più frutto di King o di Chizmar (autore altrettanto con una certa esperienza essendo a capo della Cemetery Dance Publications che guarda caso ha stampato questo romanzo in America), ma dopo la lettura mi viene da dire che si tratti di un compitino ben fatto allungato con qualche illustrazione senza pretese anche se professionale e niente più. Il libro consta di 256 pagine con righe stampate a larghi spazi tra l’una e l’altra e molte pagine bianche tra un capitolo e l’altro (che sono numerosi ma corti), pare proprio per dare la forma di romanzo lungo a quello che di fatto è un racconto breve.

Ma cosa succede davvero in tutta la vicenda?

Gwendy vive a Castle Rock (per chi non lo sapesse, questa città non esiste, ma King l’ha resa molto reale nel corso degli anni) ed è una ragazzina grassottella presa in giro dai suoi compagni di classe, uno in particolare da non dimenticare quando si avrà il libro in mano, che ogni giorno corre sulla Scala del Suicidio: una scalinata priva di recinzione che deve il suo nome alla morte ogni tanto di qualche cittadino che sceglie di gettarsi di sotto, morte però statisticamente irrilevante tanto da non aver mai convinto i vari sindaci a porre rimedio.

Così una calda giornata d’agosto incontra Mister Richard (ancora questo nome, tenetelo a mente) Farris, un simpatico signore con una bombetta nera che pare attenderla su una panchina per regalarle una scatola. Una scatola con dei bottoni colorati e due cassettini, misteriosa e affascinante. Dopo la titubanza iniziale (Gwendy è una bambina molto giudiziosa, forse troppo per la sua età, ma credo sia stato intenzionale per gli autori e vi spiegherò dopo il perché lo penso), la prende e l’uomo sparisce in maniera sospetta. Farris le ha spiegato che i bottoni al centro corrispondono ai continenti mentre il rosso fa quel che desideri e il nero è meglio non toccarlo mai. Da un cassettino invece escono cioccolatini buonissimi che le fanno sparire tutta la fame in un colpo solo mentre dall’altro compaiono antichi dollari d’argento lindi, rari e di valore (che con molta astuzia rivenderà per pagarsi gli studi).

Gwendy comprende che la scatola ha qualcosa di strano e non dice a nessuno di averla. Finché può cerca anche di non schiacciare nessun bottone, ma non sempre resisterà. Gli anni comunque passano e sono tutti un successo per lei, ma quel che a lei va bene fa invece male agli altri e la sua migliore amica diverrà la prima vittima. Senza svelare cosa altro accade, adesso vi chiedo: vi ha ricordato qualcosa questa scatola?

Se sì, bravi!

Significa che siete buoni lettori e/o cinefili, infatti molti sono i rimandi ad un racconto di Richard (vi avevo detto di tenere a mente questo nome!!!) Matheson, il famoso autore di Io sono leggenda. La scatola coi bottoni e gli effetti mortali è praticamente identica a quella che compare in Button Button, racconto che poi divenne un film nel 2009 con Cameron Diaz per la regia di Richard Kelly. Questo effetto di 'già visto' purtroppo non gioca a favore di King, nonostante ne faccia una buona storia con la sua consueta maestria.

Quello che invece può essere interessante al di là dell’effetto di terrore strisciante che sale moooooolto lentamente dallo scorrere delle pagine è la riflessione che questa trama ci porta a fare: Gwendy è una persona buona che impiega bene la sua umanità e sembra che il messaggio finale sia proprio che facendo individualmente del proprio meglio il mondo divenga un posto migliore. La sensazione è di non darla vinta ai complottisti e disfattisti che vedono sempre cospirazioni nella realtà, ma anzi di fare solamente la propria parte perché alla fine una massa è un insieme di individui e questi ultimi fanno davvero la differenza, in un modo o nell’altro. Il tema è sempre attuale, ma conoscendo King al di fuori dei suoi romanzi (leggasi: dando un’occhiata ai suoi interventi sulla politica americana) si può dedurre che la trama sia ancorata alla realtà moderna con una strizzata d’occhio alla sicurezza interna americana e mondiale, il terrorismo e il fanatismo (nei suoi romanzi compare spesso e fa spesso una brutta fine il personaggio del fanatico religioso, basti pensare alla madre di Carrie).

In conclusione un buon racconto da leggere tutto d’un fiato ma soprattutto dedicato agli appassionati del Re dell’horror. Per tutti gli altri, King è uno scrittore dalla media di due libri all’anno quindi non faticheranno a trovare altro di lui con cui sostituire questo.


Voto: 5/10

 

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