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  • Titolo: Alraune - La storia di un essere vivente
  • Editore: Edizioni Hypnos
  • Autore: Hanns Heinz Ewers

Alraune è il nome di un piccolo sogno nella Germania di un secolo fa. Un bellissimo sogno nato da una prostituta e un impiccato. Sì perché Alraune altro non è che la leggenda della Mandragora divenuta realtà tra le mani di Hanns Heinz Ewers (1871-1943), controverso autore di Düsseldorf famoso per il racconto Die Spinne-Il ragno e per aver sceneggiato l’ufficiosamente primo film espressionista della storia: Lo studente di Praga (1913).

La leggenda dice che a mezzanotte dal seme di un impiccato nasca una pianta a forma umana la quale porterà grande fortuna a chi la troverà, ma sventura su chi gli sarà vicino. E all’incirca così accade tra le pagine (anticipando un’altra creazione umana di umani, il ben più famoso Moonchild di Aleister Crowley del 1917): un indifferente uomo di mondo di nome Frank Braun, alter ego dell’autore presente in altri due romanzi, suggerisce al suo anziano e pederasta zio - Jakob ten Brinken, noto scienziato - di sfidare gli dèi e creare un essere umano. Insieme vanno in cerca della madre adatta, fra le donne facili di una Germania notturna tra le due Guerre, e dopo diverse avventure la trovano, ma per convincerla oltre a molto denaro dovranno inventare una storia in cui coinvolgeranno un fantomatico nobile che vuole restar nell’ombra e quindi lei non potrà mai conoscere né lui né il bambino.

Essendo la madre una spiccata ninfomane (non bastava una semplice meretrice per un tipo come Ewers), Frank Braun è incaricato di “distrarla” durante i mesi di reclusione che precedono il parto. Poi lui se ne va in giro per il mondo, ma la bimba crescerà mostrando presto le sue qualità: non necessariamente cattiva né buona, quanto totalmente indifferente alla morale, Alraune fa fare a chiunque le stia intorno ciò che lei vuole portando alla vergogna, alla divisione e alla morte.

L’unico che pare avere la meglio è Jakob ten Brinken che la alleva come un padre ma ufficialmente ne è lo zio e diventa sempre più ricco attraverso ardite speculazioni e i ritrovamenti di reperti archeologici nei suoi terreni che rivende con profitto ai collezionisti dei musei nazionali e che la nuova creatura pare riesumare con magica facilità. Alraune vive così di ambiguità e attrae chiunque con un corpo da ragazzino a cui ogni uomo e donna non riesce a resistere, con tratti di soprannaturale nelle sequenze notturne fatte di sguardi fissi alla luna piena e bevute di sangue, il suo unico modo di concepire l’amore.

Il pregio del romanzo non è tanto nella trama decadente che potrebbe ormai risultare ingenua (però non nel 1911 in piena psicanalisi freudiana), ma nelle dosi di psicologia di ogni personaggio che rendono ogni azione e reazione reali mettendo nello stesso tempo alla berlina le ipocrisie di tutta la società che giudica male Alraune ma nel suo piccolo è altrettanto infida e indifferente. Sarà lo stesso Frank Braun a trovare la soluzione tornando a casa dopo che anche lo zio non sarà più riuscito a nascondere il desiderio per la sua protetta (allungando la fila di chi finisce male).

Hanns Heinz Ewers non fu da meno della sua protagonista visto che nella vita fu attivista per i diritti omosessuali e filosemita ma nello stesso tempo scrisse un film (stravolgendo il personaggio così tanto che alla fine fu cacciato dal partito) su Horst Wessel, giovane martire nazista cui s’ispirò l’inno del partito di Adolf Hitler sino al 1945. Ebbe ovviamente molte avventure sessuali durante la sua vita di scrittore viaggiatore, a sentir lui almeno!

Interessante notare che Ewers trasse diverse sceneggiature dai suoi romanzi per farne dei film. Avendo capito l’importanza di questo mezzo espressivo che ai tempi non era ancora diffuso come adesso, collaborando con altre figure del cinema tedesco dei primi anni vennero alla luce almeno due versioni (e mezzo) di Alraune da altrettanti registi, in particolare famosa quella del 1928 con una sensuale Brigitte Helm, l'anno prima donna-robot protagonista di Metropolis di Fritz Lang. Alla fine del libro un interessante articolo di Walter Catalano spiega tutte queste connessioni tra Ewers e il cinema.

La versione delle Edizioni Hypnos è supportata infine da un’ottima traduzione di Alessandro Fambrini che ne scrive anche l’introduzione e le note che spiegano i riferimenti alla cultura del tempo. Insomma, un romanzo per chi del sadismo ha fatto un’arte ma anche per chi ama la buona letteratura europea!

  • Voto 9/10  

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