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  • Titolo: L'età adulta è l'inferno
  • Editore: L'orma editore
  • Autore: Howard Phillips Lovecraft
  • Curatore: Marco Peano

 

“L’età adulta è l’inferno”.

Non sono parole mie, ma di Howard Phillips Lovecraft in una riflessione sui suoi 17 anni! 

Questo è altro si trova nelle missive raccolte in un libriccino di 62 pagine curato da Marco Peano - e chi è ??? - per L’orma editore che prende in esame 10 anni di vita del visionario di Providence (dal 1920 al 1929 in ordine progressivo, per l’esattezza).

Un Lovecraft inedito, lontano dal serioso personaggio che oggi piace immaginare, sì recluso in casa sua ma pieno di amici di penna a cui scriveva con razionalità, sincerità e ironia con tanto di nomignoli! Se fosse vissuto ai giorni nostri Lovecraft sarebbe un re dei social.

Parliamo quindi ancora di HPL!

Ammetto che del papà di Cthulhu e del Necronomicon si sia ormai detto (quasi) tutto, ma noi lo facciamo in maniera meno mitica attraverso le sue lettere del periodo prima durante e dopo il matrimonio di 2 anni con l’immigrata ucraina ebrea Sonia Haft Greene, avvenuto il 3 marzo 1924 a Manhattan.

Un connubio veramente improbabile tenendo conto che Lovecraft vedeva di buon occhio i totalitarismi xenofobi che si stavano snodando in Europa nel suo periodo, senza poi contare che era uomo nato in una casa con mamma iperprotettiva e le due zie che per tutta la vita avrebbero guidato le sue decisioni, mentre Sonia era una donna volitiva di 7 anni più grande di lui, divorziata con una figlia adolescente a carico (che non vedeva di buon occhio HPL) e sicuramente maggiore esperienza sessuale, da quel che Lovecraft stesso lasciava trasparire. Dopo di lui si sposerà infatti una terza e ultima volta, morendo Sonia Davis.

Eppure la prima lettera di questo libro fa dire ad HPL che è più interessato ai segreti del cosmo che alle romanticherie, che l’erotismo è per esseri inferiori e una ninfa solo un ammasso di composti chimici, "per quanto belloccia".

Quindi cosa successe per arrivare all'altare? Non si sa bene, ma si nota lettera dopo lettera che Sonia colpisce Howard con la sua passione letteraria (di lettrice e scrittrice, divenendo collaboratori), le sostanziose donazioni pecuniarie che lei fa al club letterario di lui e solo in ultimo il suo carisma di donna e mamma procace. Sonia lo sposerà, lo farà uscire dalla sua Providence e addirittura lo renderà un casalingo provetto! Ma non servirà a niente perché da New York scapperà a gambe levate di nuovo verso Providence dopo 2 anni di difficoltà finanziarie, ricerca disperata di lavoro mai trovato, odio razzista crescente e sempre maggiori differenze caratteriali.

Divertente comunque leggere i soprannomi che Lovecraft dava e si dava (es. Theobaldus) con gli amici e la sua lucidità e modestia nel definire i problemi per come stavano, come in una qualsiasi altra coppia, anche se in questo caso il lui di turno era stato baciato solo da sua madre e solo da piccolo.

Si può capire come HPL fosse una persona gentile ma ferma nella sua rigidità, smosso solo dal parere degli amici scrittori nella letteratura e da quello delle zie nella vita. Per capirci, fu una delle sorelle della madre finalmente a convincerlo ad andare a New York dopo l'invito di Sonia. 

Libro che scorre bene, senza refusi e ben curato in una simpatica copertina estraibile che lo rende una vera lettera da spedire e arricchito da foto dei protagonisti nei momenti narrati dalle epistole. Per appassionati ma anche per chi vuole abbattere miti, non solo di Cthulhu.

 

  • Voto: 7/10

 

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  • Titolo: Il racconto dell'Ancella
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • Autore: Margaret Atwood

Questo romanzo di 398 pagine ha qualcosa di insospettabilmente gotico pur facendo parte del più ampio genere letterario della fantascienza.

Le atmosfere di questi Stati Uniti del futuro, allora chiamati Repubblica di Galaad, ricordano un altro romanzo su sfondo americano - L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters - con le sue storie segrete di un piccolo paese. La vicenda descritta rimanda ad un altro punto nell’immaginario del romanzo e del cinema gotico ovvero la caccia alle streghe di Salem. Il tutto, nonostante il romanzo sia del 1985, con un’attualità allarmante: la trama racconta di un’America contagiata da radiazioni che hanno reso gli americani impossibilitati ad avere figli, quindi servono donne che vengano usate al puro scopo procreativo secondo i dettami biblici: le Ancelle appunto.

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  • Titolo: La scatola dei bottoni di Gwendy
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Autori: Stephen King e Richard Chizmar

Questo ultimissimo lavoro di King in collaborazione col suo grande amico (nonostante io sia un fan di lunga data del visionario di Bangor, non lo avevo mai sentito nominare) Richard Chizmar è davvero atipico per il Re dell’horror: infatti, pur rientrando sempre nel genere, alla protagonista va (quasi) tutto bene!

Praticamente in ogni romanzo di King non solo il protagonista, ma anche tutti i suoi parenti e amici più o meno stretti hanno un tumore o sono morti di cancro da anni o divorati in un tombino, eppure qui la salute la carriera e l’amore della dodicenne Gwendy Peterson (nome completo della protagonista) vanno a gonfie vele. E questo è l’aspetto negativo della storia che si svolge infatti senza particolari emozioni o colpi di scena, pur leggendosi bene col solito stile liscio di King.  

Non so dire quanto la vicenda sia più frutto di King o di Chizmar (autore altrettanto con una certa esperienza essendo a capo della Cemetery Dance Publications che guarda caso ha stampato questo romanzo in America), ma dopo la lettura mi viene da dire che si tratti di un compitino ben fatto allungato con qualche illustrazione senza pretese anche se professionale e niente più. Il libro consta di 256 pagine con righe stampate a larghi spazi tra l’una e l’altra e molte pagine bianche tra un capitolo e l’altro (che sono numerosi ma corti), pare proprio per dare la forma di romanzo lungo a quello che di fatto è un racconto breve.

Ma cosa succede davvero in tutta la vicenda?

Gwendy vive a Castle Rock (per chi non lo sapesse, questa città non esiste, ma King l’ha resa molto reale nel corso degli anni) ed è una ragazzina grassottella presa in giro dai suoi compagni di classe, uno in particolare da non dimenticare quando si avrà il libro in mano, che ogni giorno corre sulla Scala del Suicidio: una scalinata priva di recinzione che deve il suo nome alla morte ogni tanto di qualche cittadino che sceglie di gettarsi di sotto, morte però statisticamente irrilevante tanto da non aver mai convinto i vari sindaci a porre rimedio.

Così una calda giornata d’agosto incontra Mister Richard (ancora questo nome, tenetelo a mente) Farris, un simpatico signore con una bombetta nera che pare attenderla su una panchina per regalarle una scatola. Una scatola con dei bottoni colorati e due cassettini, misteriosa e affascinante. Dopo la titubanza iniziale (Gwendy è una bambina molto giudiziosa, forse troppo per la sua età, ma credo sia stato intenzionale per gli autori e vi spiegherò dopo il perché lo penso), la prende e l’uomo sparisce in maniera sospetta. Farris le ha spiegato che i bottoni al centro corrispondono ai continenti mentre il rosso fa quel che desideri e il nero è meglio non toccarlo mai. Da un cassettino invece escono cioccolatini buonissimi che le fanno sparire tutta la fame in un colpo solo mentre dall’altro compaiono antichi dollari d’argento lindi, rari e di valore (che con molta astuzia rivenderà per pagarsi gli studi).

Gwendy comprende che la scatola ha qualcosa di strano e non dice a nessuno di averla. Finché può cerca anche di non schiacciare nessun bottone, ma non sempre resisterà. Gli anni comunque passano e sono tutti un successo per lei, ma quel che a lei va bene fa invece male agli altri e la sua migliore amica diverrà la prima vittima. Senza svelare cosa altro accade, adesso vi chiedo: vi ha ricordato qualcosa questa scatola?

Se sì, bravi!

Significa che siete buoni lettori e/o cinefili, infatti molti sono i rimandi ad un racconto di Richard (vi avevo detto di tenere a mente questo nome!!!) Matheson, il famoso autore di Io sono leggenda. La scatola coi bottoni e gli effetti mortali è praticamente identica a quella che compare in Button Button, racconto che poi divenne un film nel 2009 con Cameron Diaz per la regia di Richard Kelly. Questo effetto di 'già visto' purtroppo non gioca a favore di King, nonostante ne faccia una buona storia con la sua consueta maestria.

Quello che invece può essere interessante al di là dell’effetto di terrore strisciante che sale moooooolto lentamente dallo scorrere delle pagine è la riflessione che questa trama ci porta a fare: Gwendy è una persona buona che impiega bene la sua umanità e sembra che il messaggio finale sia proprio che facendo individualmente del proprio meglio il mondo divenga un posto migliore. La sensazione è di non darla vinta ai complottisti e disfattisti che vedono sempre cospirazioni nella realtà, ma anzi di fare solamente la propria parte perché alla fine una massa è un insieme di individui e questi ultimi fanno davvero la differenza, in un modo o nell’altro. Il tema è sempre attuale, ma conoscendo King al di fuori dei suoi romanzi (leggasi: dando un’occhiata ai suoi interventi sulla politica americana) si può dedurre che la trama sia ancorata alla realtà moderna con una strizzata d’occhio alla sicurezza interna americana e mondiale, il terrorismo e il fanatismo (nei suoi romanzi compare spesso e fa spesso una brutta fine il personaggio del fanatico religioso, basti pensare alla madre di Carrie).

In conclusione un buon racconto da leggere tutto d’un fiato ma soprattutto dedicato agli appassionati del Re dell’horror. Per tutti gli altri, King è uno scrittore dalla media di due libri all’anno quindi non faticheranno a trovare altro di lui con cui sostituire questo.


Voto: 5/10

 

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  • Titolo: Alraune - La storia di un essere vivente
  • Editore: Edizioni Hypnos
  • Autore: Hanns Heinz Ewers

Alraune è il nome di un piccolo sogno nella Germania di un secolo fa. Un bellissimo sogno nato da una prostituta e un impiccato. Sì perché Alraune altro non è che la leggenda della Mandragora divenuta realtà tra le mani di Hanns Heinz Ewers (1871-1943), controverso autore di Düsseldorf famoso per il racconto Die Spinne-Il ragno e per aver sceneggiato l’ufficiosamente primo film espressionista della storia: Lo studente di Praga (1913).

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